Milano capitale del car sharing

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MOBILITA’ Vinta la scommessa di creare il servizio, ora si deve andare avanti. È il compito che Milano deve affrontare sul car sharing, detto che i numeri del successo parlano da soli: la città lombarda da sola vanta il 40% dell’offerta di servizio nazionale; ha cinque operatori attivi e uno in arrivo (Drive Now, cioè Bmw); 8 mila i noleggi giornalieri; l’11,6% di utilizzatori che ha rinunciato all’auto privata per gli spostamenti in città. Una vittoria, ma non ci si può fermare.

Per riflettere su come dovrà evolvere il servizio in vista soprattutto del nuovo bando che Palazzo Marino dovrà stilare entro giugno 2016, il 13 e il 14 sovembre scorso a Milano, all’interno dell’evento "Milano Sharing City", si è tenuto un workshop che ha messo a confronto il Comune e i principali player del settore.

Il punto di partenza è stata la foto del servizio oggi, che vede un utente prevalentemente maschile (65%), giovane, che in media percorre 6 km al giorno nell’arco di 20 minuti di noleggio, soprattutto nelle ore serali quando il trasporto del servizio pubblico si dimezza.

L’evoluzione, quindi, dovrà per forza di cose allargare la platea dell’utenza alle donne  e agli anziani poco avvezzi a utilizzare la tecnologia. E, sfida ancor più ardua, rendere il noleggio conveniente sulle lunghe distanze e sulla lunga durata, almeno per il weekend.

Altro tema spinoso è quello delle auto lasciate in periferia di notte e che restano inutilizzate il giorno successivo (perché si privilegia il mezzo pubblico): oggi, la maggioranza de gli operatori utilizza il “free floating”, cioè la possibilità di rilasciate il mezzo in un punto qualsiasi della città e non in stalli fissi, il che genera scompensi nella distribuzione delle vetture sul territorio,  costringendo le società a riportare le vetture in centro, aumentando i costi gestionali.

A rendere ancora più complessa la questione, l’avvento delle città metropolitane, con la conseguente richiesta da parte delle amministrazioni di allargare il raggio di copertura del servizio a tutti i comuni della cintura urbana. 

Secondo alcuni operatori, la soluzione dovrà arrivare agendo sulle tariffe – ma quando Car2go decise di alzarle per gli utenti diretti nell’hinterland, si scontrò frontalmente col Comune -, per altri (ShareandGo) è semplicemente utopico pensare a una copertura globale. Secondo  l’assessore comunale alla Mobilità, Pierfrancesco Maran, l’allargamento deve passare per un aumento delle flotte (oggi il numero minimo previsto è 80, ma in futuro si dovranno avere almeno 200 veicoli), un allungamento della concessione (ora è di 3 anni, nel prossimo bando potrebbe arrivare a 6) e il pagamento della fee all’Amministrazione non più annuale e sulla singola vettura, ma forfettario.

Insomma, la strada è segnata: l’offerta prima inesistente in due anni e mezzo ha generato una domanda in continua crescita, quindi per il car sharing è arrivato il momento di passare da esperimento  a realtà strutturata e sempre più rispondente alle richieste di mobilità di un’utenza ormai  matura. ANDREA SPARACIARI con la collaborazione di Diletta Piazza

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