Noi, un popolo di commemoratori

  • Orietta Cicchinelli

Noi europei siamo un “popolo” di commemoratori, con scarsa memoria storica. Oggi suoniamo e cantiamo La Marsigliese, l’animo pesante e il cuore gonfio di sincero dolore, per la tragedia che venerdì 13 novembre ha ferito a morte Parigi e la Francia tutta. Celebriamo oggi i fatti di ieri, come appena ieri l’altro abbiamo fatto intonando, all’indomani dell’11 settembre, mano sul petto, The Star Spangled Banner, in memoria delle vittime dell’attentato alle Torri Gemelle. Di fatto, però, nulla abbiamo imparato dalle vicende passate e remote. “Ktéma es aèi” diceva lo studioso Tucidide (460-404 a.C. circa), a sottolineare il valore non effimero della storia che, una volta acquisita, è perenne, fornendo anche una chiave di lettura degli eventi umani. Più che giusto omaggiare le vittime di ieri, purché non si dimentichino quelle del passato, affannandosi in nuove celebrazioni.
“Ah! Ça ira” cantava Edith Piaf (inno in voga durante la Rivoluzione francese e titolo di una serie di 12 sonetti che Giosuè Carducci dedicò alla presa della Bastiglia) “e il fanatismo si spegnerà”, ma solo se facciamo tesoro della storia, poggiando su di essa le basi per un futuro solido. Non continuando a commettere gli stessi errori. Giusto appunto: cosa fa oggi la Francia? Bombarda massicciamente la Siria, così come gli Usa fecero, sotto l’amministrazione Bush, con l’Afghanistan in risposta agli attacchi terroristici...“ça va sans dire”!

 

ORIETTA CICCHINELLI
giornalista

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