Lavoro domestico, il 50% delle famiglie si è indebitato

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FAMIGLIA. Non più da considerarsi per élite, nel nostro Paese il lavoro di assistenza e cura svolto da colf, badanti e baby sitter chiama in causa tutte le famiglie, anche quelle meno abbienti. In Italia, nel 2015, l'8,3% delle famiglie si è avvalso di servizi di assistenza e collaborazione domestica, 2 milioni 143 mila famiglie. È quanto emerge dallo studio “Sostenere il welfare familiare” commissionato da Assindatcolf e redatto dal Censis che verrà presentato oggi a Roma nel corso di un convegno organizzato dall'Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico.

«Colf, badanti, baby-sitter, lavoratori che a tutti gli effetti sono diventati parte integrante della nostra vita quotidiana - spiega Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf - È questa la famiglia che dobbiamo esplorare per arrivare a capire i meccanismi che negli anni l’hanno trasformata in un modello “obbligato” di welfare, rendendola motore di economia e di vera occupazione». Sul fronte dell'impegno lavorativo sono i servizi di “badantato” a dimostrarsi più impegnativi: ciascuna famiglia che si avvale del supporto di figure preposte ad assistere persone anziane o non autosufficienti “acquista” mediamente 46,7 ore di servizio a settimana. Sono invece 7,8 le ore settimanali “acquistate” dalle famiglie che hanno bisogno di servizi per la cura della casa. 

Tra le famiglie che invece  non utilizzano i servizi di collaborazione domestica il 12,1%, ovvero 2,9 milioni di famiglie, ne avrebbe bisogno ma non è in grado di sostenerne il costo. Ben il 91,6% delle famiglie che si rivolgono a collaboratori domestici per servizi di cura e assistenza o pulizia non ha usufruito di alcuna forma di supporto per sostenerne il costo. Appena il 4,8% delle famiglie beneficia dell'assegno di accompagno, a cui aggiunge un 3,6% di famiglia che, invece, attraverso le detrazioni fiscali delle spese per i servizi forniti dal collaboratore domestico ha beneficiato di una forma di supporto indiretto. Per il 10,1% dei nuclei familiari la spesa per questi servizi incide per il 30% sul red dito disponibile. Quasi il 50% delle famiglie che utilizzano i servizi  ha intaccato i propri risparmi o si è indebitata per far fronte alle spese per i servizi di assistenza/collaborazione domestica.

«Alla luce di ciò, siamo sempre più convinti che per cambiare davvero il volto al welfare del nostro Paese -  continua Zini - sia necessario sostenere tutte le famiglie e, per farlo, l’unica strada da percorrere è proprio quella della deducibilità». Cosa garantirebbe? «Da un lato vi sarebbe un notevole risparmio  per le famiglie, dall’altro, la deduzione del costo del lavoro domestico rappresenterebbe un incentivo all’assunzione regolare, portando all’emersione di circa 300/350 mila lavoratori irregolari.

SERENA BOURNENS

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