Legge 40, dalla Consulta una nuova bocciatura

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ROMA Nuova bocciatura, stavolta parziale, della legge 40 sulla fecondazione assistita da parte della Corte costituzionale. I giudici della Consulta hanno dichiarato illegittimo l’articolo della legge in cui si contempla «come ipotesi di reato» la «selezione degli embrioni» anche nei casi in cui questa sia «esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili rispondenti ai criteri di gravità» stabiliti con la legge sull’aborto e «accertate da apposite strutture pubbliche».

Coppie con malattie genetiche

La Consulta ha dunque ritenuto fondata una delle questioni sollevate dal tribunale di Napoli: la decisione dei giudici è strettamente legata alla sentenza che la stessa Corte ha emesso nei mesi scorsi, in cui ha bocciato la legge 40 nella parte in cui non consentiva il ricorso alle tecniche di procreazione assistita a quelle coppie fertili portatrici, però, di malattie genetiche. Di conseguenza la “selezione” degli embrioni in questi casi non può più essere «penalmente rilevante».

Tutelare tutti gli embrioni

La Consulta ha invece dichiarato «non fondata» la seconda questione di legittimità sollevata dal tribunale di Napoli, che riguardava la sanzione penale per la «soppressione» di embrioni: anche per quelli scartati (perchè affetti da grave malattia genetica) va garantita la “tutela” con la procedura di crioconservazione. «Sconcerta la decisione della Consulta di aprire a forme di selezione a fini eugenetici - commenta Eugenia Roccella, parlamentare di Area Popolare - con la cancellazione del divieto esplicito di selezione previsto fino ad oggi dalla legge 40. Il disabile ha quindi un diritto affievolito a nascere, può essere scartato».

L’esperto: selezione applicata da tempo

«Non ho mai pensato che fosse un reato scegliere di impiantare nelle donne embrioni sani anzichè quelli malati. La nuova sentenza mette nero su bianco ciò che i centri italiani fanno già da un po’ di tempo». Lo afferma Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità e uno dei massimi esperti italiani in questo campo. «Da quando è caduto l’obbligo di trasferire tutti gli embrioni nell’utero di una donna - spiega Borini - i medici hanno iniziato anche a fare una scelta».

I divieti stanno crollando uno dopo l’altro

Il divieto di fecondazione eterologa, l’obbligo di impiantare al massimo tre embrioni e tutti insieme, il divieto di accesso alle tecniche (e alla diagnosi preimpianto) alle coppie fertili, il divieto di selezione degli embrioni in caso di patologie genetiche. Sono questi i principali punti della legge 40 sulla fecondazione assistita che sono stati smantellati dalle sentenze dei tribunali, ultima quella della Corte Costituzionale secondo cui non è reato selezionare gli embrioni se malati. Oltre dieci anni di decisioni dei giudici di ogni grado hanno di fatto “smantellato” i capisaldi della legge. A partire dal primo: il ricorso alla fecondazione assistita è consentito solo alle coppie infertili, così recitava l’art. 1. Un principio ritenuto discriminatorio dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

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