La parità è un falso mito E io dico quote fucsia ovunque

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FAMIGLIA. «La parità uomo-donna in Italia? Potremo dire di averla raggiunta quando in famiglia saranno le donne a chiedere “dove sono finiti i miei collant?”. Come è possibile che domande cruciali come “dove sono finiti i miei calzini?” siano rivolti sempre alle donne?». Ce lo spiega al telefono Giulia Bongiorno, noto avvocato italiano, madre single, che ha scritto un bellissimo libro «sulle donne per gli uomini».  

Partiamo dal titolo: “Le donne corrono da sole”. Sempre di corsa eppure il traguardo della parità, lei sostiene, è ancora lontano?
È per questo che è un libro che andrebbe letto dagli uomini. Io non conosco una donna che dalla mattina alla sera non corra per metterci dentro tutto. E questo non viene del tutto compreso e apprezzato dagli uomini. 

La parità è dunque un falso mito? 
 Al di là delle dichiarazioni di principio, in Italia non ha una corrispondenza nel reale. Le storie che racconto nel libro, compresa la mia, lo dimostrano. La parità non esiste né sul lavoro né in famiglia.

L’imputato chi è?
La responsabilità è in buona parte degli uomini, ma anche le donne hanno le loro colpe. Le donne devono smettere di avere il mito della quiete familiare. Il lato più sgradevole della faccenda, infatti, è che persino le donne evitano di riconoscere una parte del problema. Dobbiamo batterci quotidianamente, in casa, per evitare di accollarci i doveri degli altri, oltre ai nostri.

Come sfondare finalmente quel soffitto di vetro cui allodono gli anglosassoni per indicare l’impossibilità delle donne di fare carriera?
Ripeto, le donne devono fare battaglie. Vale la risposta che un giorno mi ha dato mio figlio Ian mentre lo rimproveravo perché non voleva riordinare i suoi giochi: “Se ti arrabbi mi arrendo”. Ecco, le donne per ottenere qualcosa si devono arrabbiare.  

Nel libro scrive che la parità si ottiene con disparità...
 In Italia ci sono state leggi discriminatorie come lo Ius corrigendi, il diritto di correggere anche con la forza il comportamento delle donne. È un retaggio culturale pesante questo. E per scardinarlo oggi abbiamo bisogno di leggi spudoratamente a favore delle donne per far recuperare chilometri di differenza. 

E il merito dove finirebbe?
Dobbiamo avere molto più degli uomini per recuperare il meno avuto fin qui.

Lei che farebbe?
Quote fucsia ovunque. Nella legittima difesa, nella politica, persino nei partiti. Poi uno stipendio antiviolenza per le casalinghe.

Perché ha scelto di avere un figlio a 44 anni?
Se fosse stata una scelta sarebbe stata folle. A 30 anni non me lo potevo permettere. E poi, quando si corre sempre, sfugge la percezione che c’è una dead line biologica. Questa comunque non è una vittoria.

SERENA BOURNENS

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