Tasse, ancora timida la legge di Stabilità

  • Massimo Blasoni

OPINIONE. Puntuale come ogni anno, ecco irrompere il dibattito sulla Legge di Stabilità. Il premier e il ministro dell'Economia, dopo averne inviato in sede europea una sintesi molto succinta, hanno illustrato i suoi principali contenuti sotto forma di slide dalla grafica accattivante. A quel punto hanno iniziato a rincorrersi le dichiarazioni di deputati e senatori, che a seconda della loro collocazione politica ne elogiano o criticano l'impostazione. Solo dopo una settimana il testo è approdato finalmente in Parlamento e al solito verrà emendato in maniera significativa durante il suo iter di approvazione. Col risultato che i cittadini si ritroveranno con un provvedimento assai diverso da quello presentato.

Tutto ciò premesso, sembra che anche quest'anno il governo sia stato timido sul fronte della riduzione delle tasse. Il rischio sventato di un rialzo di Iva e accise (le cosiddette clausole di salvaguardia) rappresenta un mancato aumento e non una riduzione della pressione fiscale. Se i contenuti annunciati venissero confermati dall'esame parlamentare, il Total Tax Rate cui sono sottoposte le nostre imprese passerà dal 65,4% al 61,9% dei profitti. Restando inferiore solo a quello della Francia (66,6%) e di gran lunga superiore a quello di Spagna (58,2%), Germania (48,8%) e Regno Unito (33,7%). La nostra pressione fiscale in rapporto al Pil dovrebbe invece scendere al 42,40%: è ancora un'enormità. Se per ipotesi pagassimo le stesse tasse dei tedeschi, dei britannici e degli spagnoli risparmieremmo rispettivamente 66,9, 133,7 e 156,9 miliardi. Un autentico shock fiscale.

Qualcuno obietterà che questo non è possibile, tenuto conto della nostra enorme spesa pubblica corrente al netto degli interessi (che nel 2015 è stata pari a 697,188 miliardi di euro). Ma il punto è proprio questo: in questi anni gli annunci di spending review sono stati derubricati a grida manzoniane. L'ex commissario Cottarelli aveva ipotizzato tagli di 7 miliardi nel 2014, di 18,1 miliardi nel 2015 e di 33,9 miliardi nel 2016. La realtà si è incaricata di smentire queste previsioni e oggi la Legge di Stabilità prevede per il prossimo anno una spending review di appena 5,8 miliardi e non meglio precisati "ulteriori efficientamenti" per altri 3,1 miliardi. Davvero troppo poco.

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro

Articoli Correlati
Massimo Blasoni

Spesa pubblica e risparmi

L'opinione di Massimo Blasoni sul fallimento della spending review
Massimo Blasoni

Pil, gli sbagli del governo

L'opinione di Massimo Blasoni
Massimo Blasoni

Pensioni, giovani ancora dimenticati

L'opinione di Massimo Blasoni (presidente del centro studi ImpresaLavoro) sul recente acordo siglato tra Governo e sindacati