No al prof psicologo La scuola sia scuola

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SCUOLA. La lunga storia del nostro sistema scolastico è costellata di polemiche e di frustrazioni. La ragione potrebbe risiedere in quella che Neil Postman chiama “tesi utopistica”, secondo cui verrebbero affidati alla scuola compiti che esulano dalle sue più strette competenze.

Il problema è quello di definire gli scopi dell’istruzione in termini realistici e concreti. Thomas Jefferson, ad esempio, credeva che lo scopo della scuola fosse quello di insegnare a elaborare un pensiero critico, logico e storico che difendesse la libertà degli ex coloni inglesi da quanto poteva opporvisi. A tal fine, aveva predisposto un curricolo con lettura, scrittura, matematica e storia. Che la scuola debba anche preoccuparsi di fornire agli studenti la stabilità emozionale o l’educazione antidroga, probabilmente, lo avrebbe fatto ridere o indignare. Perché imparare a gestire le proprie emozioni e il proprio corpo sono questioni di estrema importanza, che la scuola non può affrontare da sola e di cui va investita in primis la famiglia. L’istituzione scolastica, prestando ascolto a quanti vorrebbero trovare lì ogni risposta, rischia di non operazionalizzare i propri obiettivi, cioè di non saperli individuare ed esplicitare con chiarezza e, alla fine, di non saperli cogliere. Gli insegnanti non sono preti, psicologi, terapisti, assistenti sociali, consulenti sessuali, genitori. Ciò non significa che un buon docente non debba parlare ai propri alunni anche di droga, di sesso, di moralità e di altro. Ma non è necessario che la scuola progetti “offerte formative” per trattare tutte le difficoltà della vita. Non è necessario né, francamente, auspicabile.

 

CRISTIANA BULLITA

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