Quanta ipocrisia sulle gite scolastiche

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SCUOLA. L’ipocrisia è il sale dell’indignazione. Dopo la morte, a Milano, di Elia Barbetti, studente in viaggio di istruzione, genitori e docenti si scontrano nel solito, facebookiano, inutile balletto dello scarico di responsabilità. Fingono di credere che i ragazzi si facciano gli spinelli solo quando sono in “gita”, che il sesso sia loro ignoto se non si trovano in una stanza d’albergo, che l’alcool sia un’eccezione.

Proprio mentre Elia precipitava dalla finestra di quell’albergo milanese, i miei studenti di IV liceo mi chiedevano di accompagnarli in “gita”. Ho sempre accompagnato le classi nei viaggi di istruzione, e ho sempre imparato tanto con loro e da loro fuori dalle mura di scuola. Ho imparato che il genio Davide è lento di natura, che Pierpaolo ha letto Proust per conto suo, che Francesca ha bisogno di essere rassicurata, che Maria e Silvia amano il teatro, che Gianluca vuole essere come Enea. Ho cantato con loro sul pullman canzoni impossibili, mi sono prestata, esitante, a essere truccata e pettinata dalle alunne. E qualche volta, come succede a scuola e quando escono la sera, qualcuno ha bevuto una birra in più o, forse, si è fumato uno spinello. Però sono stata fortunata, perché la vita la amavano tutti e hanno rispettato l’unica regola che scherzosamente impongo: “torneremo a casa non uno di meno, non uno di più”, anche se, forse, qualche coppietta ha rischiato di infrangerla.

Per questo ai ragazzi ho detto”sì”. E se non partirò con loro, sarà solo per una protesta congiunta, insieme ai miei colleghi, contro l’assoluta mancanza di tutele e di incentivi economici per chi affronta questi viaggi, contro la discriminazione che può dividere la classe quando i costi sono fuori dalla portata delle tasche di qualche famiglia, contro l’idea di scuola come agenzia di viaggi. Non sarà certo per paura, non sarà per mancanza di senso di responsabilità. Queste vite che non mi appartengono possono scegliere di vivere e di morire, di sballarsi, o di sorridere davanti a una birra presa di nascosto: ma sono individui che camminano, ancora liberi dalla staticità della gente “matura”, e io, con loro, continuerò a camminare.
 
BARBARA GIZZI

 

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