Storia, geografia, il mondo complesso e i cinguettii

  • La Buona Scuola per Mosconi

ROMA Libia, Siria, Ucraina, la Cina nuova superpotenza, i nuovi equilibri geopolitici: eventi un tempo remoti incidono sempre più sulle nostre vite quotidiane. È evidente: in questo mondo sempre più interconnesso (anche dolorosamente), la Geografia è disciplina fondamentale nella formazione del futuro cittadino.

Ma lo stesso vale per la Storia, non «scienza del passato», ma «scienza degli uomini nel tempo» (Marc Bloch), che è chiave di lettura per tante realtà contemporanee dalle antichissime radici (un esempio: il fondamentalismo islamico), un formidabile modo per riflettere sui complessi meccanismi sociali osservandoli in concreto, e un continuo stimolo a ragionare sul rapporto fra verità e menzogna.

Purtroppo, l’ignoranza, anzi l’inconsapevolezza critica, storica e geografica, degli attuali studenti è abissale. Non è solo un problema di ignoranza fattuale: provate a chiedere a studenti delle superiori di ragionare in chiave critica su un fenomeno storico, a riflettere su come ogni “notizia” debba essere soggetta ad analisi.

Ma ciò non interessa ai nostri politici, la cui inconsapevolezza storico-geografica è nota.

Già la riforma Gelmini ha tagliato le ore per la Geografia e la Storia. Ora la legge 107 (la “Buona Scuola”), pur non intervenendo sulle ore curriculari, introduce l’opzionalità delle materie, affidate ai gusti degli studenti e all’autonomia delle singole scuole (potranno ‘tagliare’ la Storia?).

Soprattutto, la riforma Renzi ha ben altri «obiettivi formativi prioritari» (art. 1, co. 7): cose come il coding (la programmazione informatica), il Clil, l’insegnamento in inglese (altro colpo alla qualità degli apprendimenti, per ovvi motivi), la produzione di video e filmati (ottima cosa, se non vi fossero altre, vere, priorità).

Tutto ciò è più cool della “vecchia” Storia, in linea con un premier che pratica il twitting, trionfo della superficie senza complessità. Ma ci consegna futuri cittadini, che, ignari della realtà contemporanea e della complessità del processo storico, saranno perciò ben manipolabili con pochi cinguettii.

GIANFRANCO MOSCONI