Open Space piccole Iene crescono

  • Matteo grandi

Poteva essere un semplice spin off de “Le Iene”, e invece Open Space, il nuovo programma della domenica di Italia 1condotto da Nadia Toffa, è, fin dalla primissima puntata un esperimento riuscito di tv contemporanea che funziona e convince. Con buona pace dei critici tv che per dare senso alla rappresentazione immobile delle proprie frustrazioni devono sputare veleno su tutto.

Open Space funziona per tanti motivi. Il primo: la sua conduttrice. Nadia ha (s)Toffa e regge benissimo il palco, sa cambiare registro, sa intervistare Raffaele Sollecito e duettare con Luca e Paolo con la stessa disinvoltura. Tanto che quando si congeda - dopo l'intervista a cuore aperto - da Carlo Gervasoni, il calciatore reo confesso per aver taroccato decine di partite, ringraziandolo per la sua “onestà”, gli perdoni anche la gaffe (al limite tiratina d'orecchie a chi non ha tagliato in fase di montaggio).

Il secondo: Open Space ha trovato finalmente la chiave per parlare di social, senza sembrare grottesco e fuori luogo. E in un periodo in cui il Corriere.it ancora titola in home page cose come “ecco i twitter del primo ministro”, non è roba da poco. Si entra dalla porta dei social per raccontare delle storie e dare voce ai suoi protagonisti. Accade per esempio con Paolo Ruffini, Frank Matano e la fresca Miss Italia Alice Sabatini, tutti bersagliati dagli insulti degli hater sul web e chiamati a raccontare il loro rapporto con la rete. Unico neo: la cronaca si ferma a metà, senza distinguere con chiarezza fra insulti e critiche. Mentre continua a essere un nostro sacrosanto diritto sostenere che Ruffini e Matano non facciano ridere neanche travestiti da Minions senza passare per hater.

Il terzo: la squadra di baldi giovani inviati che affianca la Toffa, è affiatata, buca il video (menzione speciale per Nicolò De Vitis, già bike blogger di successo) e disinvolta quanto basta. Piccole iene che crescono, e già mostrano i denti con orgoglio.

MATTEO GRANDI, giornalista e blogger

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