Aumentano i romani in bici ma la città resta inospitale

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ROMA Nella Capitale che si avvicina al Giubileo e si prepara ad accogliere 30 milioni di pellegrini, quella della mobilità sostenibile continua ad essere una nota dolente, soprattutto sulle due ruote. Aumentano i ciclisti urbani, ma non le infrastrutture: Roma, ancora oggi, non è una città per le bici. Poche piste ciclabili (ferme a 258 km, escluse le aree verdi), quasi assenti le bike lanes, nonostante crescano di anno in anno le persone che usano la bici come mezzo di spostamento.

Cambiamento in atto

Nel piano della ciclabilità del 2010 solo lo 0,4% degli spostamenti urbani veniva effettuato con la bicicletta. A 5 anni di distanza, quel dato è quasi triplicato, «anche se esistono delle ricerche secondo cui il numero supera ormai il 4%», afferma “Rota Fixa”, uno dei più noti ciclisti della rete “Salvaiciclisti”. Il paragone è impietoso rispetto alle grandi capitali europee, ma è comunque il segno di un cambiamento culturale, che neanche il sindaco ciclista Ignazio Marino è riuscito ad intercettare. A dispetto di un programma “sostenibile”, pochi sono stati i passi in avanti.

Ancora poche piste

Solo alcune delle piste previste sono state inaugurate, come quella di Monte Mario e la “bike lane” di Porta Portese (a fronte dei 30 km promessi a marzo), e in molti casi quelle esistenti versano in condizioni drammatiche. Anche il Grab, l’ambizioso progetto che in vista del Giubileo avrebbe dovuto rendere ciclabile il perimetro del Raccordo anulare (44 km), è stato messo in secondo piano dall’assessore Esposito, nonostante ora il ministro Delrio spera di realizzarlo grazie a un fondo speciale per le piste ciclabili da introdurre nella legge di Stabilità.

Bike Sharing fermo al palo

Un capitolo a parte merita il Bike Sharing, più volte annunciato dopo i fallimenti del passato. Il Pgtu prevedeva  80 nuove ciclostazioni e 1.000 biciclette. «Ma al momento non se ne fa nulla», affermano dall’Agenzia della Mobilità. «Il servizio rimane sospeso». Fino a quando, non si sa. 

MARCO CARTA

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