Libertà di pensiero e sindrome di Down

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Ci sono valori civili, come il rispetto e l'inclusione, che si apprendono fin da piccoli, dalla famiglia e dalla scuola. Valori essenziali, che i genitori e i docenti devono insegnare in piena collaborazione, e senza i quali i cittadini sarebbero un arcipelago di isole irraggiungibili.

Rattrista, in tal senso, trovarsi a commentare episodi come quello accaduto in un asilo nido di Ferrara pochi giorni fa. Secondo quanto riportato dalle cronache locali, una mamma avrebbe ritirato la bimba di dieci mesi dopo aver scoperto che in quella struttura lavora, come ausiliaria, una donna con sindrome di Down. A nulla sarebbero valse le rassicurazioni della direttrice sulla professionalità della donna e sulle sue effettive mansioni; né, ad oggi, sembrano aver sortito effetti le rimostranze e i consigli delle tante organizzazioni che si occupano di disabilità. Parole rivolte alla mamma da operatori sociali, genitori, fratelli, certi che la vicinanza di quella donna non potrà che giovare alla crescita di sua figlia.

Ci sono poi valori come la libertà di parola e la libertà di stampa, non meno importanti, che hanno consentito alla tolleranza e all’inclusione di essere pienamente riconosciuti e giungere fino a noi. Temi cruciali che impegnano ogni anno, in lezioni partecipate e appassionate, milioni di alunni e docenti alle prese con le opere di Locke, di Voltaire, di De Amicis, di Levi, di Mandela.

Rattrista e sconcerta, in tal senso, che proprio la rivista Charlie Hebdo, colpita lo scorso gennaio per aver svolto fino in fondo il proprio lavoro di censore satirico, abbia usato male, malissimo, la libertà di pensiero di cui è stata, giustamente, eretta a simbolo e presidio. Sulla copertina dell’ultima edizione, a tutta pagina, compare un disegno in cui viene ritratta, in braccio al generale De Gaulle, una neonata che ha il volto dell’eurodeputata Nadine Morano ma gli occhi a mandorla caratteristici della sindrome di Down. Il direttore Laurent Sourisseau, che ha firmato la vignetta, ha creduto così di ridicolizzare l’eurodeputata di centro-destra che aveva citato il generale francese come esempio di "razza bianca". Una brutta storia, in tutti i sensi.

Ci sono valori, insomma, che molti ritengono ormai acquisiti, dimenticando che così non è, e che sono la scuola, la famiglia, i giornali e la società intera che devono tenerli vivi ed effettivi.

Domani è la Giornata nazionale della persona con sindrome di Down. Non è detto che gli echi di questa ricorrenza italiana giungano fino a Parigi, nella redazione di Charlie Hebdo, né si può pretendere che la mamma ferrarese faccia una gita a Bologna, per visitare lo stand Coordown più vicino alla sua città. Siamo pronti a scommettere, tuttavia, che se il direttore della rivista francese e la mamma di quella bimba assaggeranno uno dei messaggi di cioccolato distribuiti nelle piazze italiane, addolciranno il loro modo di vedere le persone con sindrome di Down. E chissà: forse l’una tornerà sui suoi passi, lasciando la bimba nell’asilo in cui l’aveva iscritta, e l’altro chiederà scusa per aver disegnato una vignetta che non gli fa onore, e non fa neanche ridere.

GIULIO IRACI (docente di Gessetti Rotti)

nella foto, la vignetta in copertina dell'ultimo numero di Charlie Hebdo

 

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