Con Ignazio Marino perde anche il Pd

  • GIAMPAOLO ROIDI

Il Pd di Matteo Renzi ha dunque staccato la spina al mai sopportato sindaco Marino a metà legislatura e deciso di portare Roma al voto nella prossima primavera. Oggi conosceremo i dettagli del commissariamento, tra sei mesi la bontà di un calcolo elettorale. Il triste epilogo di questa vicenda politica ci consente di fissare alcuni concetti. Almeno cinque.

1)  Governare una grande città come questa non è soltanto rendere conto ai cittadini che ti hanno votato. Quella è la cosa più importante, certo, anche qui. Ma non basta il dialogo diretto attraverso un account Facebook per restare vivi tra i Sette Colli. Bisogna saper fare politica, riconoscere i poteri forti, sfidarli e combatterli se necessario, ma trovando supporti altrettanto solidi e alleanze vincenti. Per fare le riforme (il professore ci ha provato davvero: gestione delle municipalizzate, mobilità, trasparenza negli appalti) servono spalle larghe e Marino non le ha avute. Ha pensato di poter governare Roma senza il supporto incondizionato del suo partito, del leader del suo partito, del capo assoluto del governo. Da solo. Errore di presunzione madornale. In questi casi possono bastare tre scontrini strani o una vacanza troppo lunga e sei fritto, se i tuoi non ti proteggono quando i giornali o i magistrati picchiano duro.  
2) A Roma bisogna andare molto d’accordo con il Vaticano. Lo sanno tutti. Non basta il reciproco rispetto tra istituzioni. Se il Papa ti prende di mira, hai un grosso problema. Devi evitare che ciò accada.
3) A Roma, specie se non sei romano, devi stare ancora più attento a comportarti bene, ad apparire onesto oltrechè ad esserlo. Pagare una bottiglia di vino “con i soldi nostri”, può esserti fatale più che una vertenza sindacale che paralizza “la metro” per giorni. 
4) Stanchi di antiche corruzioni nella gestione della cosa pubblica, i romani riconoscono sì l’onestà come un valore assoluto e bastevole. Ma hanno bisogno anche di grandi sogni e progetti universali per sentirsi ben considerati da chi li governa. Gli ultimi mesi del governo Marino sono stati troppo di basso profilo, costellati da banali errori di comunicazione. E il peso delle ordinarie disfunzioni quotidiane si è sentito di più. Troppo di più.
5) A giugno 2013 votarono per lui poco meno di 700 mila romani. Oggi sono loro i più delusi. Delusi dagli errori e dalle gaffe del sindaco, come anche dalla gestione di una storia politica potenzialmente innovativa da parte del Partito democratico. Un storia che poteva finire meglio di così, se lo si fosse veramente voluto. Oggi gli sconfitti sono due, sia chiaro.

GIAMPAOLO ROIDI

 

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