Se Bassolino è l'unico possibile...

  • Stefania Divertito

Passo dopo passo. Era il suo slogan. All’inizio degli Anni ‘90, il suo accento afragolese e la gola graffiata dal fumo di troppe sigarette al giorno divennero – come si dice oggi – virali. Noi napoletani ci affezionammo al sindacalista Antonio Bassolino e fummo disposti a dargli credito. Tanto credito. Inizialmente ci ripagò con una visione della nostra città nuova, audace. Via le auto dall’immenso parcheggio di Piazza Plebiscito, scuole aperte al pomeriggio e in estate, concerti in piazza. Ricordo il blitz contro i camorristi che avevano occupato le case popolari nel mio quartiere della periferia orientale. Non mi sembrava vero che la parola legalità potesse arrivare anche nelle strade ancora sporche del sangue dei morti ammazzati.
Poi, però. Si spensero le luci dei tg, e i camorristi tornarono in quelle stesse case, cacciando via gli aventi diritto. Bassolino fece bis. Salì alla poltrona della Regione, divenne ministro del Lavoro, tenne gli incarichi, e noi non vedemmo più neppure le tracce di quel cambiamento. Ci ritrovammo una città in serie C senza neppure lottare per il centro classifica. Immondizia, inceneritori, una visione della politica stantia. Bassolino fu sommerso dalle inchieste: il ciclo dei rifiuti mai partito finché lui era (anche) commissario straordinario. La Terra dei Fuochi è nata allora, e molti di noi ne avevano scritto. L’eclissi di Bassolino è durata un decennio, credevamo per sempre.

E invece rieccolo. Compare in qualche assemblea Pd, si fa vedere in una manifestazione complanare, sorride di sbieco nelle foto. E infine si palesa del tutto, come il volto di un probabile candidato a sindaco di Napoli. “L’unico possibile”, riportano i fedelissimi del partito di Renzi. L’unico possibile? Renzi il rottamatore ci porta De Luca alla Regione e Bassolino al comune? Non è una questione anagrafica. Non credo che la gioventù sia di per sé un valore. Ma perché un amministratore che non ha saputo amministrare 20 anni fa dovrebbe farcela ora? A Napoli serve rottura: con i poteri forti, lobbies, vecchi schemi, clientele, circoli. Serve passione. Ah già: era tutto nella campagna elettorale del sindaco dello “scassiamo tutto” De Magistris. Perché non ripartire da qui invece di proporre una catapulta nel medioevo della politica?

 

STEFANIA DIVERTITO

Giornalista

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