Nobel, la Merkel troppo favorita?

  • Giampiero Gramaglia

Quando parti così favorito, hai solo da perderci: se vinci, tutti lo sapevano già; se perdi, il tonfo fa notizia. E chi decide a Oslo ha già dimostrato di amare le sorprese, sia premiando chi non t’aspetti – il presidente Obama nel 2009, troppo presto per essere credibile- sia non premiando chi t’aspetti –Malala nel 2013, poi ricompensata l’anno dopo–. E l’imbarazzo della scelta non manca: in totale, sono arrivate al Comitato dei Nobel 276 nominations, 227 per persone e 49 per organizzazioni.

Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel è in pole position. A Strasburgo, al Parlamento europeo, ieri pareva che il Nobel per la Pace 2016 sia una partita a due tra lei e Papa Francesco. Guarda caso, due ospiti dell’Assemblea comunitaria: il Papa mesi fa, la Merkel oggi, con il presidente francese François Hollande, per parlare di migranti.
Proprio l’apertura ai rifugiati, una svolta nell’atteggiamento dell’Ue, potrebbe valere alla cancelliera il riconoscimento, anche se l’Unione sull’immigrazione non ha dato molte prove di solidarietà e d’accoglienza: il premio alla Merkel potrebbe sembrare una mano d’intonaco su un muro screpolato. Invece, Papa Francesco di titoli di merito ne ha più d’uno, dalle esortazioni verso i migranti al ruolo nella riappacificazione tra Stati Uniti e Cuba agli appelli contro la pena di morte e le armi.
È una partita  a due tra la Cancelliera
e Papa Francesco?
E se i migranti sono l’ago della bilancia, perché non scegliere l'Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (UnHcr): sarebbe un Nobel dai riflessi italiani poiché la presidente della Camera Laura Boldrini è stata portavoce dell'organizzazione e un funzionario dell’Onu, Filippo Grandi, potrebbe presto assumerne la guida. Se andiamo a sentire Kristian Berg Harpviken, direttore del Prio, l’Istituto indipendente di ricerca di Oslo, ci rendiamo però conto che il Mondo non si ferma all’Europa e che il Mediterraneo può essere solo una pozza d’acqua sul pianeta: nella sua shortlist, c’è sempre in testa la Merkel, che “ha mostrato una vera leadership e un approccio umano in una situazione difficile". Al secondo posto, il presidente colombiano Juan Manuel Santos e il leader delle Farc Timoleon Jimenez per il processo di pace avviato. Poi un giornalista russo, un’associazione giapponese, tre congolesi. Papa Francesco e l’UnHcr arrivano più indietro.

GIAMPIERO GRAMAGLIA

vice direttore Lapresse

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