Se vuoi mangiare sano devi avere soldi

  • Maurizio Guandalini

Nell’acquisizione dell’italiana Grom, conosciuta come la bottega di tendenza del gelato artigianale, da parte della multinazionale dei surgelati, Unilever, c’è tutta la via crucis della piccola impresa italiana. Grom è nata, e si è diffusa, con l’imprinting  del gelato di una volta. Due soci, di cui, uno, uomo-immagine che andava in tv a spiegare con accuratezza “scientifica” gli ingredienti genuini del suo gelato. Camminando, camminando hanno aperto sempre nuovi negozi (sono 67 nel mondo) e parallelamente si sgonfiava il “mito”  della genuinità tout-court, il modo di fare il gelato e di venderlo. Insomma, non c’è storia: più ti allarghi e meno rimani quello di una volta, cioè dici ciao ciao all’allure che ha dato modo di affermarti. Nel frattempo la crescita (in fatturato) dell’azienda non è stata sufficiente  per avere a disposizione i capitali da investire nell’apertura di nuovi negozi. Si è reso quindi obbligatorio il risucchio in una grande multinazionale: unirsi per non retrocedere. Oggi rimane il marchio con un’aurea di artigianalità e tradizione meno potente di prima. Scrivevamo all’inizio, perché? Perché la nostra piccola impresa che fa le cose per bene è destinata a rimanere piccola, per fare i prodotti buoni di una volta? Nell’alimentare come nel mobile. Appena ci s’immerge nel mare sterminato della competizione internazionale gli standard produttivi si assottigliano e la mannaia dei costi la fanno da padrone. Le leggi dell’economia non lasciano scorciatoie. E addio Piccolo Mondo Antico.
Per mantenere standard di alta genuinità si devono vendere prodotti a costi alti, rivolti a spicchi di popolazione. Che riducendo ai minimi termini vuol dire: se vuoi mangiare bene e vivere sano devi avere soldi. È un po’ la differenza che passa tra i prodotti alimentari bio e quelli delle marche della grande distribuzione alimentare. Differenze di prezzo del 50-60%. Quando andate al bancone del supermercato e chiedete un etto di cotto la domanda che vi rivolgono è la stessa ovunque: vuole quello buono? E certo. Il più buono possibile.  E trovo assurdo che per poter mangiare sano, “come una volta”, devo spendere di più. Perché? Un litro d’olio dop, per entrare nella categoria di quelli di valore, deve costare come minimo dagli otto ai dieci euro. La lievitazione dei costi sta nell’affollata filiera, nei tanti passaggi che ci stanno tra produttore e consumatore, nel monopolio delle catene distributive, nella contraffazione che vuol dire concorrenza sleale. La morale: teniamo tante imprese che potrebbero essere delle Ferrari a fare le mini car.

 

MAURIZIO GUANDALINI
(economista e giornalista)

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