Il premio ai docenti e la guerra degli utenti

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SCUOLA. L’idea di premiare gli insegnanti “più bravi” introdotta dalla legge 107/15 è sbagliata per molti motivi, non ultimo il fatto che è falso il presupposto sul quale si basa, e cioè che sia possibile individuare, in modo oggettivo e incontrovertibile, i docenti migliori. I parametri suggeriti dalla stessa legge lasciano molti dubbi ed è forte il rischio d’intendere la promozione indiscriminata degli studenti e l’uso massiccio di tecnologie come incontestabili indizi di qualità dell’insegnamento. È inoltre sbagliato e pericoloso l’arbitrio di cui godono i dirigenti scolastici nell’attribuzione del bonus. 

Ma l’idea del premio risulta inopportuna anche se si prova a cambiare prospettiva e ad assumere quella della cosiddetta “‘utenza”. I genitori hanno il diritto di poter contare, per la formazione scolastica dei propri figli, su professionisti seri e preparati. Come potrebbe un qualsiasi cittadino accettare l’idea che il proprio ragazzo venga affidato a un docente ritenuto non meritevole, quando il figlio del vicino, nella classe accanto, ha invece la possibilità di avvalersi di uno la cui professionalità è riconosciuta e incentivata? Lo Stato non può fornire ai propri cittadini, con pari diritti, prestazioni di diversa qualità. Che nel soddisfacimento dei bisogni collettivi ciò poi di fatto avvenga, in ogni settore, per note e croniche inadeguatezze, non giustifica affatto che la disparità di trattamento venga validata ed elevata a sistema.
I cittadini chiedono allo Stato una scuola di qualità, i cui operatori siano tutti meritevoli, e dunque adeguatamente formati e retribuiti.

CRISTIANA BULLITA

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