La mia città è solo a pedali

  • Maurizio Baruffaldi

La strada la faccio tre volte alla settimana: dodici chilometri andare, e dodici tornare. In Francia, grazie alla misure antismog annunciate dal ministro dell’Ecologia francese, mi darebbero 25 centesimi al chilometro e arriverei a prendere 72 euro al mese di bonus. Ma non li vorrei. Il viaggio che mi porta da casa al lavoro è la mia prima scelta. In macchina, arrivo già stanco. In bici, ottimista. Care endorfine! Creature mitologiche e seducenti. Droga leggera, sana e legale. E poi. Se usi l'automobile ti viene la pancetta. Se usi la bicicletta potresti ricordare di avere gli addominali. Per tacer dei vostri glutei, signore d'ogni età. Tu pedali, e il tuo metabolismo corre. E mangiare e bere senza temere bilance è già un annuncio di felicità. Al volante paghi e bruci combustibili fossili. In bici bruci gratis calorie. Sulla strada. Fatta di profili di traffico e asfalto, oltre che di squarci di parco e frammenti di piste ciclabili. E mi piace per questo, come una ginkana. Chi dice: "È troppo pericoloso andare in bici in città!", è lui il pericoloso. Che ha paura. Non chi guida sicuro nei suoi spazi. Tiene orecchie e occhi ben aperti. Intanto gode, dell'osservare, nel movimento, nel dovere del tragitto. Per esempio la sequenza degli alberi. Io li conosco tutti, ormai. Sono i 'miei alberi'. Mi aspettano, spogli di malinconia, o esplosi di gioia. E i palazzi. La scenografia fissa. Solenne profilo e discreta protezione. E i parametri meteo li leggo direttamente sulla pelle. E sfoglio gli indumenti per accoglierli. In qualunque stagione, la città a pedali. Non serve ricompensa.

MAURIZIO BARUFFALDI, giornalista

 

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