Sulla guerra all'Isis il tempo stringe

  • Giampiero Gramaglia

La sceneggiata pubblica sono stati due discorsi fortemente contrapposti, nei toni e nei concetti, pronunciati lunedì all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La sostanza sono 95 minuti di colloquio faccia a faccia. L’impressione è che le distanze pubbliche siano ingigantite rispetto a quelle reali.

Tra Usa e Russia, e tra i loro presidenti Obama e Putin, c’è una comunanza d’interessi, sulla Siria, se non un’identità di posizioni, e ci sono punti in comune sul futuro assetto del Medio Oriente, nel rispetto delle aree d’influenza rispettive e degli interessi economici.

Lunedì, Obama e Putin sono stati protagonisti di un duello –oratorio- a distanza, prima d’incontrarsi per parlare di Siria (e di Ucraina, per volere degli americani). “Assad – dice Obama - è un tiranno che uccide donne e bambini, non possiamo aiutarlo. Ma siamo pronti a lavorare anche con Mosca e Teheran per trovare una soluzione”. “Un errore enorme – replica Putin- non collaborare con Assad per superare la crisi”.

Il dialogo a distanza è da Guerra Fredda. Quello a quattr’occhi viene definito “franco e costruttivo”, che, nel linguaggio diplomatico, non è proprio il massimo. Ma, a conti fatti, il segretario di Stato Usa John Kerry ammette che c’è un accordo sui principi fondamentali d’una soluzione siriana, mentre la Casa Bianca riconosce che la disponibilità russa a una fase di transizione è un inizio –la transizione presuppone un ‘dopo Assad’-. Per il Cremlino, c’è stata “condivisione d’informazioni”, ma Putin va oltre: “L’incontro è stato franco e utile, abbiamo anche discusso degli jihadisti”.

Il punto è questo: per russi e americani, il nemico principale, in Siria, è il sedicente Califfato. Per combatterne le milizie, gli Usa hanno la loro coalizione, che conduce raid; e la Russia sta mettendo su una sua coalizione. Le due potrebbero anche sovrapporsi o, almeno, coordinare le azioni.

L’indebolimento del Califfo consolida il regime di Damasco. Per questo, l’attacco agli jihadisti deve andare parallelo alla definizione di un assetto stabile siriano, in cui Assad deve o meno essere coinvolto.

Washington e Mosca ne discutono ora insieme.  Il tempo stringe. Sul terreno, il fronte Al-Nusra, opposizione integralista, contro tutti, ha ieri preso una base del regime vicino alle alture del Golan: un campanello d’allarme pure per Israele.

GIAMPIERO GRAMAGLIA

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