Più treni regionali no alle opere inutili

  • Stefania Divertito

Chi vuole il taglio di84 treni Intercity paventato in questi giorni e di cui ci siamo ripetutamente occupati su Metro? Nessuno.

Le Regioni non lo vogliono, il governo men che meno. 

Eppure: nessuno ha avviato le procedure per evitarlo. 

Nessuno ha pensato per tempo di razionalizzare il servizio, di aprire tavoli tecnici.

E chi spiegherà ai cittadini-pendolari che dovranno cavarsela da soli e trovare soluzioni alternative per andare al lavoro? Nessuno, c’è da scommetterci.

Al ministero c’è anche chi ci ha detto che “tanto mancano tre mesi” all’ora X in cui i treni potranno essere tagliati. Tre mesi, un’era geologica per la nostra politica che sopravvive di improvvisazioni, ma non per chi deve organizzare la propria vita lavorativa e i propri spostamenti. 

Nel frattempo le Regioni sostengono che la colpa dei tempi dilatati è del governo mentre dal ministero dei Trasporti fanno sapere che burocrazia e spezzettamento delle competenze la fanno da padrona. Insomma, come sempre, il colpevole è sempre lo stesso: nessuno. 

E, nella sonnecchiosa Aula della Camera, mentre si discute una mozione sulla Salerno Reggio Calabria, è emersa proprio oggi la volontà del governo di ricominciare l’analisi sul Ponte sullo Stretto. Perfetto.

Le strade saltano a ogni acquazzone, i pilastri si sbriciolano, mezza Italia è tagliata fuori dalla linea ferroviaria veloce e si pensa all’opera faraonica per eccellenza.

Facciamo parlare i numeri: un miliardo di euro di investimento nelle grandi opere pubbliche porterebbe 700 posti di lavoro che diventano 17mila se si lavora alla riqualificazione dell’esistente. Non sono i soliti “gufi” a parlare ma i tecnici del Cresme in un’audizione alla Camera durante l’approvazione dello Sblocca Italia. Numeri ufficiali, che il governo ha fatto finta di non vedere.

Eppure, con l’avvicendamento del ministro Delrio al posto di Lupi sembrava dovesse sopraggiungere una nuova era. E invece no. Il fondo Tpl non è ancora stabilizzato, nella nota di aggiornamento al Def emerge che i fondi per il diritto alla mobilità non sono stati spesi: la più grande opera pubblica d’Italia, la messa in sicurezza dell’esistente, sta aspettando che qualcuno di buona volontà inizi a lavorare.  

STEFANIA DIVERTITO, giornalista
 

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