L'arte va tutelata perché è utile

  • Giampaolo Cerri

Hanno chiamato “Colosseo” anche il decreto che modifica la legge 146/1990, quella che regolamenta lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, come i trasporti o la sanità. A provocarlo l’assemblea che, la scorsa settimana, ha bloccato per tre ore il monumento romano per antonomasia e gli annessi Fori Imperiali, lasciando qualche migliaio di turisti per strada.

Un blitz preparato con cura, dice chi  vede nel provvedimento un attentato alle libertà sindacali, perché la decisioni di lavoratori di quell’area museale era conosciuta da qualche giorno.

Proviamo però a ragionare. Non per scadere nella solita chiacchiera da bar sui beni culturali come petrolio nazionale, espressione coniata da Mario Pedini, un ministro degli anni Settanta, che ha lasciato di sé solo questa espressione, oggi ormai logora. Né per assecondare le fole per le quali, in Italia ci sarebbe il 70% dei beni artistici del mondo, però davvero la storia ci ha donato un enorme tesoro di arte e paesaggio. Scrive il bravo Lorenzo Salvia, giornalista economico del Corriere, nel suo Resort Italia (Marsilio), che siamo i primi in quanto siti Unesco, 51, che significa altrettanti “patrimoni dell’umanità”. La sterminata Cina, per esempio ne ha solo 47, la grande Francia, 39. E con 4 mila musei, 95 mila chiese, 2 mila aree archeologiche qualcosa da mostrare, anzi da raccontare come si dice nell’era dello storytelling, ce l’abbiamo.

Con 4 mila musei, 95 mila chiese, 2 mila aree archeologiche qualcosa da mostrare, anzi da raccontare, l’abbiamo

E ppure proprio la Francia ci surclassa come numero di visite nei suoi musei e gli Inglesi, con pochi pezzi, forse neppure i più belli, di Pompei ed Ercolano, hanno fatto una mostra al British Museum che ha stracciato ogni record di presenze.

Bastano questi due esempi semplici, per capire che la nostra arte potrebbe essere una leva formidabili per la nostra economia. Non chiamiamolo petrolio, perché ha innanzitutto un valore educativo e la sua tutela si trova scritta nella Costituzione, ma questo patrimonio è così importante che l’essenzialità dei servizi che lo riguardano non è discutibile.

Ci vogliono, certo, anche idee, organizzazione e investimenti, perché non si può dimenticare che l’assemblea in questione reclamava, per i lavoratori, gli straordinari non ancora pagati.
Ma non scordiamo neppure che il “benaltrismo”, in questo nostro Paese, è l’antica premessa dell’immobilità.

 

GIAMPAOLO CERRI
giornalista
@gpcerri

 

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