“E' una tedesca” slogan démodé

  • PAOLA RIZZI

Ok, nessuno è perfetto. Non è che adesso ci mettiamo a ballare perché i severissimi tedeschi con il Dieselgate Volkswagen sono finiti sulla gogna planetaria e così magari la smetteranno di fare le pulci al resto del  mondo dall’alto del loro maniacale rigore contabile. Che barare per vendere meglio sia un po’ l’anima del commercio non scandalizza oltremisura, anche se certo fa specie che questo avvenga  sotto gli occhi (aperti? chiusi?) della Merkel e proprio in quella terra protestante dove l’etica del capitalismo e della responsabilità avrebbe le sue radici. Lo stile della frode è comunque alla tedesca, ossia un sofisticatissimo software che entra in azione solo se l’auto viene sottoposta ai test, un meccanismo intelligente su cui devono aver perso del tempo e dei bei soldi. Il che in fondo dà un’ulteriore prova di quella tecnologia in tutti i campi che dalla Krupp in poi ha reso famosa la Germania. Peccato che la frode riguardi un problema di salute pubblica, ossia le emissioni inquinanti del diesel, su cui i controlli dovrebbero essere più spietati.
Al momento è difficile dire come andrà a finire, di sicuro immaginiamo che la concorrente della Volkswagen, la Opel, cambierà lo slogan dei suoi spot che con il bel volto della Schiffer recita: “È una tedesca”  per dire il massimo della affidabilità. Uno stereotipo positivo  che nel giro di 24 ore si è polverizzato. Tanto più che la Opel è in effetti della General Motors  e vista la acclarata serietà dei controlli Usa, lo slogan “È un’americana” sembra più al passo con i tempi.
PAOLA RIZZI
@aflowerinlife

 

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