Videogiochi ai minori? Impariamo ad ascoltare i più piccoli

  • Orietta Cicchinelli

Videogiochi violenti assolutamente da vietare ai minori oppure no? È l’amletica domanda che noi genitori ci facciamo quando i nostri figlioli passano dalla fase pacifica del rassicurante “Super Mario Bros” alla fase bellica di “Call of Duty” (ben undici capitoli, ambientati tra guerre mondiali, storiche e prossime venture, dove la visuale è quasi tutta in prima persona).
Soprattutto, poi, alla luce dei risultati emersi dall’ultima allarmante ricerca, realizzata da Moige e Università La Sapienza di Roma, in base ai quali i videogiochi “non adatti ai minori” sono ampiamente diffusi fra i giovani tra gli undici e i diciotto anni: ne fa uso più del trentacinque per cento degli studenti di scuola media e il quarantatré per cento dei ragazzi delle superiori.
La preoccupazione maggiore di noi adulti è che questi giochi, dove si spara per uccidere il nemico di turno, tra inseguimenti mozzafiato, imboscate selvagge e azioni di guerriglia al limite dello splatter, possano danneggiare i nostri ragazzi, renderli più nervosi, condizionandone i comportamenti e la psiche.
Si dibatteva proprio di questo, giorni fa, alla radio, con il direttore generale del Movimento Italiano Genitori che sosteneva “la necessità di una legge per impedire al minore l’acquisto e l’utilizzo di videogiochi violenti e volgari”, quando mio figlio, undicenne, mi fa questa osservazione: “Ma si tratta solo di simulazioni, non è la realtà quella! Noi conosciamo bene la differenza tra film e vita reale. E, poi, tutti i miei compagni di classe hanno questi videogiochi di guerra e nessuno di loro è un violento! Guarda mamma, chi dice queste cose parla senza sapere che a noi certi video games ci servono per sfogare la rabbia. Quindi, se adesso ai bambini venissero vietati sono sicuro che aumenterebbero le violenze e gli omicidi tra minori!”.

Certo, questo è solo un punto di vista tra tanti, quello di un ragazzino che frequenta la seconda media, ma vale la pena rifletterci un pochino su. E, forse, anziché pensare a nuove leggi e divieti, comunque aggirabili, basterebbe fare questa piccola operazione, prima di decidere se acquistare o no certi giochi considerati off limits per minori: imparare ad ascoltare le ragioni dei più piccoli.

ORIETTA CICCHINELLI
giornalista

 

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