Perché a scuola serve educare alle “differenze”

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Abbiamo parlato con Maria Serena Sapegno, curatrice del volume “La differenza insegna” (Carocci editore).

Come nasce questo lavoro che vede coinvolte 24 autrici?
«Rappresenta il punto d’arrivo di un’elaborazione quindicinale di un laboratorio, “Sguardi sulle differenze”, che ha visto coinvolte molte donne del mondo dell’insegnamento e della ricerca. Alcune di loro, quando sono approdate al mondo della scuola, hanno verificato questa straordinaria mancanza di un’educazione alla differenza tra uomini e donne, e non solo. Nel 2012 proprio dal nostro laboratorio è partita la lettera aperta “Che genere di concorso?” al MIUR in cui evidenziavamo la quasi totale assenza delle donne nei programmi dell’ultimo concorso a cattedre. Da lì è nato il convegno “Che genere di programmi?” tenutosi alla Sapienza di Roma nel 2013».

A chi si rivolge il vostro libro?
«Il nostro libro vuole fornire un servizio a tutti e tutte le insegnanti. Si tratta di una guida pratica alle differenze, anche quelle etniche, religiose e culturali. Non vogliamo indicare modelli ma una pienezza di possibilità per chiunque faccia parte del mondo della scuola, sia dal punto di vista dei contenuti che delle relazioni. Infatti nella seconda parte si entra subito nel vivo di una riflessione per discipline, dalla matematica alle lingue, dalla fisica alla filosofia, in cui le insegnanti forniscono numerosi esempi di unità didattiche. Sarebbe bello se questo libro fosse letto anche dai genitori. Vi troverebbero alcuni spunti educativi». Buona lettura

CATERINA VENTURINI

 

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