La sensata esperienza Alternanza scuola-lavoro nei licei

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SCUOLA. La “Buona Scuola”, basandosi sul sistema duale tedesco, iscrive i percorsi di “Alternanza Scuola-Lavoro” nel percorso formativo obbligatorio anche nei licei, con 200 ore nel triennio finale. La finalità è quella di motivare all’auto-imprenditorialità dei giovani per far acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro e in fase di orientamento universitario. 
Nei licei potrebbe essere una rivoluzione copernicana, in primo luogo per gli insegnanti, chiamati ad allestire competenze metodologiche ed organizzative non sempre acquisite e rodate. Proviamo, dunque, a porci delle domande e a ragionare in concreto.
Innanzitutto, come verrà gestito il tempo-scuola e il tempo-azienda per raggiungere gli obiettivi comuni? Scegliere il singolo alunno o costituire piccoli gruppi che lavorano extra orario scolastico (magari con agenzie formative esterne) è un’ottima cosa per la crescita delle eccellenze, ma è ben altro dall’idea di “ASL” in una scuola pubblica e democratica che offre a tutti le stesse opportunità.  Sarebbe necessario, invece, che il territorio comprendesse pienamente l’opportunità che la scuola può rappresentare, in termini ideativi e progettuali. Una maturità nuova, dunque, anche per il territorio.

Come collegare poi l’esperienza di “ASL” con l’orientamento universitario? Per prima cosa, bisognerebbe colmare la distanza che spesso permane tra i due settori: quello liceale e quello accademico. È importante sottolineare, ad esempio, che lo studente liceale non va in azienda a imparare un mestiere: ci va per compiere una “sensata esperienza”. In altri termini, ci va per osservare, analizzare, dedurre, ipotizzare. Gli servono, quindi, gli strumenti cognitivi adatti, che sono poi quelli che negli anni dovrebbe aver ricevuto. Più che tradurre dal latino, risolvere un problema di matematica o analizzare un’opera d’arte, gli alunni liceali dovrebbero condensare in competenze certificabili e spendibili la capacità di comprendere il presente per (ri)progettarlo. Solo a questo punto, superati alcuni equivoci e colmati altrettanti fossati, l’“ASL” nei licei potrebbe giocare davvero le sue carte migliori. Ma sarà davvero così?

MARIELLA PETRINI 

 

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