Mobilità sostenibile? Una fonte di sviluppo

  • Gianluca Galletti

ROMA. La mobilità urbana come «fonte di sviluppo», indispensabile «per migliorare la qualità della vita». Così il ministro  dell’Ambiente Gianluca Galletti, che Metro ha intervistato sul tema della mobilità sostenibile.  

+Pil+Lavoro-C02: la mobilità come fonte di sviluppo economico e sociale”. Il titolo del convegno che si tiene oggi  a Roma è anche un impegno concreto che si è preso il suo ministero? 
È una delle direttrici strategiche. La mobilità sostenibile è un grande veicolo di sviluppo, di crescita di una società. Cambia le città e migliora la qualità della vita dei cittadini in modo evidente: meno traffico e inquinamento, spostamenti più rapidi, dunque più produttività e anche più tempo libero. Oltre ovviamente ai risparmi economici.

In vista di Parigi, l’Italia è in prima linea nell’impegno per ridurre le emissioni di C02. Con altri 28 Paesi si è raggiunto un accordo vincolante orientato a una riduzione  dei  gas serra di almeno il 40%. L’Italia come vede questa situazione?
 

Ci sono due modi per viverla: o come un onere, magari da scaricare su chi verrà dopo, o come un’opportunità unica per convertire in senso circolare la nostra economia, superando il modello lineare del passato e tutti i suoi limiti. L’Europa andrà a Parigi con un accordo elevato nei target e nell’impegno etico, da esempio per il resto del mondo. Gli Stati da mettere d’accordo però  sono 193: bisogna cercare un accordo, che non può essere al ribasso, per mettere a riparo un Pianeta messo sempre più a rischio dagli effetti del surriscaldamento globale. La mobilità è un settore che deve dare il suo contributo nella riduzione delle emissioni: 1/3 delle emissioni di gas serra in Italia deriva proprio dai trasporti.

Molti Paesi in Europa hanno saputo riconoscere l’importanza della mobilità sostenibile. L’Italia è ancora indietro…
La strada è lunga. L’errore che spesso si è fatto, a fronte di un impegno da oltre 1 miliardo dei governi sul tema più ampio delle Smart Cities, è non aver messo a sistema le pratiche più virtuose e innovative, rimaste il più delle volte “casi di scuola” disseminati per lo stivale. Serve un  salto di qualità.

Come rendere più sostenibile il trasporto pubblico, perché non si disincentiva di più quello privato?
Innanzitutto la riduzione dell’utilizzo del mezzo privato, principale fonte di traffico e inquinamento, oggi i cittadini prendono meno di prima la loro vettura, ma quasi un italiano su quattro non prende mai un mezzo pubblico. Altro tema centrale è lo sviluppo della ciclabilità, su cui già è stato fatto moltissimo in termini di bandi e incentivi: il 70% degli italiani considera insicura la viabilità per le biciclette. E poi lo sharing: fino a pochi anni fa non si conosceva, oggi è nel vocabolario quotidiano degli italiani.

Per eseguire gli interventi occorrono fondi…  
Il ministero ha finanziato 573 interventi per 625 milioni di euro su 169 enti locali. Nel “Collegato Ambientale” all’attenzione del Senato ci sono 35 milioni per finanziare un programma sperimentale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro. E poi ci sono strumenti come il Fondo Nazionale per la Mobilità Sostenibile e i Pon.

Roma, Milano, Torino fra 15 anni: come  diventeranno da un punto di vista della mobilità? I prossimi passi concreti che farete in questa direzione?

Una parte del Green Act, il piano eco-industriale cui sta lavorando il governo, sarà dedicata proprio a questo tema. Per proiettare nel futuro le nostre città.

SERENA BOURNENS