Il thriller perfetto? Dare indizi senza spiegazioni

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INTERVISTA Il suo è uno di quei nomi che puoi pronunciare solo una volta: Pasi Ilmari Jaaskelainen. Il suo romanzo “La società letteraria di sella di lepre” (Salani, p. 330 euro 15,90) ti prende sin dall’inizio perché è un thriller -finlandese con al centro la storia di un gruppo di scrittori molto elitario -  appunto la società di sella di Lepre - dove avvengono strani fenomeni: sparizioni di autori, si conservano edizioni di classici col cambio di finale. Al centro di questa narrazione che mescola le atmosfere di Donna Tartt a Murakami una giovane supplente di una scuola superiore, Ella, impegnata in una specie di caccia al tesoro per scoprire quale verità sta dentro i libri. 

Che cos’hanno i libri di particolare che danno subito il senso di far parte di un club speciale? 
Credo sia il fatto che ti fanno immaginare di poter essere in un luogo dove non sei mai stato. Da ragazzino nel paesino della Finlandia dove vivevo io c’erano attività più interessanti che i ragazzi rispetto a leggere: tutti facevano calcio, basket… io non ero molto popolare a causa dei miei scarsi risultati. Così ho cominciato a immaginare luoghi dove avrei potuto essere. E sono diventato scrittore.

Bisogna far intendere tutto al lettore? 
No, il lettore deve restare con dei dubbi come accade in questo libro che non è la classica spy story. Mi piace molto come lavora David Lynch che semina molti indizi ma non da molte spiegazioni. Inoltre scrivere alludendo è un modo per rappresentare la vita che non spiega le cose, te le fa vivere e basta. 

Nel romanzi sono citati molti classici, di cui misteriosamente sono rivisti i finali: qual è il classico che l’ha più ossessionato? 
Forse il libro che mi ha più condizionato è “Delitto e castigo” di Dostoevski. Poi ho amato molto Pinocchio di Collodi che ha l’elemento della fiaba anche un po’ dark: mi ha ispirato molto per scrivere le mie storie. 

Quali sono i suoi consigli per scrivere? 
Bisogna leggere tantissimo, rubare anche agli altri, essere vampiri anche se poi il processo della scrittura è difficile. Bisogna faticare molto per arrivare a qualcosa di originale.

ANTONELLA FIORI

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