Consoli: Dopo il tour? Torno a fare la mamma

  • Carmen Consoli

ROMA. Ne è passato di tempo dall’originale performance di Amore di Plastica che nel 1996 la fece notare al Festival di Sanremo, dove tornò con successo l’anno dopo (Confusa e felice). Mai uguale a se stessa, sempre in vena di sperimentare e mettersi in gioco, tra rock e melodia, Carmen Consoli, una delle più belle voci della storia recente della musica sbarca (giovedì, h22) al Campo Boario per il festival Eutropia.

In trio rock tutto al femminile (con la bassista Luciana Luccini e la batterista Fiamma Cardani), Carmen dedica il concerto ai 40 anni di Amnesty International Italia.
Sono molto emozionata all’idea di tornare a Roma: in questa città ho camminato e sognato, sin da quando, ero ragazza, mi sono trasferita da Catania. Sono contenta che la mia musica sia associata a un’organizzazione umanitaria fantastica: credo che con le canzoni si possano dare messaggi forti.

Siamo alla penultima tappa del tour (chiusura il 12 a Campo Volo) con L’abitudine di tornare, che molto evoca gli Anni ‘70. Com’è andata fin qui?
Mi sono meravigliata per l’accoglienza ricevuta dal pubblico: dopo 5 anni di stop non me lo aspettavo. Sono ripartita dai palazzetti, ma per l’estate volevo dare qualcosa di più essenziale. Così, con le ragazze abbiamo pensato: possiamo fare in trio tutto il repertorio? L’idea di questa indipendenza della donna, tutta giocosa è andata alla grande: le quote rosa le abbiamo gestite bene, da vera squadra!

Lei è tra le artiste più internazionali che abbiamo: com’è suonare in altri paesi?
Suonare all’estero è un’esperienza da fare, e vedo un grande interesse per la cultura italiana. Io, poi, vivo ogni concerto con meraviglia, e non faccio differenze tra Franco Battiato e Elvis Costello: per me vale l’incontro con persone belle e generose. Per noi siciliani, poi, tutti sono stranieri fuori dall’isola.

A proposito: che idea si è fatta delle migliaia di profughi arrivati in Europa?
Abbiamo assistito a tante tragedie del mare: ma oggi si parla di rifugiati non più di migranti. Anni fa questi poveri cristiani venivano in Europa in cerca dell’Eldorado, oggi scappano dalla guerra, da morte sicura. Guardo con ottimismo alla generosità del notro popolo, tranne rari casi. E generosità è sinonimo di civiltà: più della raccolta differenziata, esser civile vuol dire aprire il cuore. Abbiamo sventolato il vessillo della libertà contro le dittature: loro c’hanno creduto, ora dobbiamo aiutarli!

Finito il tour cosa farà?
Metto in ordine casa: l’unico che ha l’armadio perfetto ora è mio figlio. Io sono al quarto herpes da quando ho ripreso i concerti: non ero più abituata a continui spostamenti. Per qualche mese voglio tornare a fare la mamma e fermarmi a pensare...

ORIETTA CICCHINELLI

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