La scuola che r-esiste

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ROMA. La scuola r-esiste. È questo il messaggio che docenti, genitori, insegnanti, e persino qualche dirigente scolastico inviano con fermezza e chiarezza al Paese. La legge 107, la cosiddetta Buona Scuola fortemente voluta da Matteo Renzi, non è una legge accettabile per chi crede nell’insegnamento libero e democratico e lo hanno ribadito ieri a Bologna i rappresentanti delle principali associazioni della scuola (Gessetti Rotti, Lipscuola, Manifesto dei 500, vari coordinamenti provenienti da tante regioni, autoconvocati, comitati studenteschi e associazioni di genitori) ma anche i sindacalisti presenti (pur se in parte ancora criticati per la poca vis fin qui dimostrata) e alcuni parlamentari che hanno voluto seguire da vicino i lavori tra cui Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella (L’altra Europa con Tsipras), Stefano Fassina (Gruppo Misto), d’Attorre (PD), Michela Montevecchi (M5S), e altri di SEL e RC.

Fabrizio Bocchino ha ricordato che la lotta del mondo della scuola si oppone a un modello di società che le politiche imperanti vogliono imporre. Fassina e Montevecchi hanno dichiarato la loro disponibilità ad appoggiare le lotte della scuola, compreso il referendum. Presente anche la rappresentanza di Possibile che ha ribadito la volontà di Civati di portare avanti la raccolta di firme per arrivare a un referendum nel 2016, per Possibile non più procrastinabile per il “deficit di democrazia” che si è creato in Italia.

Ma il mondo della scuola non la pensa così: ci sono quelli che sono contrari tout-court alla soluzione referendaria, la cui opinione è stata supportata a Bologna anche dalle considerazioni del professor Massimo Villone, docente di Diritto costituzionale, che ha definito il referendum “estremamente complesso, certo non un’autostrada”, ricordando che non possono essere accettati come ammissibili dalla Corte costituzionale quesiti che abbiano come esito l’abrogazione di leggi (o parti di legge) che blocchi e renda impossibile un servizio essenziale, come è la scuola. 

Vi sono poi quelli che ritengono possibile elaborare – in tempi più distesi e, dunque, con raccolta delle firme entro settembre 2016 – dei quesiti potenzialmente ammissibili e di interesse per gli elettori, magari in abbinamento con altri quesiti su questioni di importanza nazionale. Certo, pur nelle diversificate analisi e negli atteggiamenti di lotta diversi (del resto, a scuola si insegna anche il valore della pluralità), l’incontro di mobilitazione rinnova l’unità del mondo scolastico contro una legge che non si dimostra adeguata a un sistema di istruzione democratico e libero, e che accentua ancor di più dislivelli sociali ed economici, delegando spesso esclusivamente all’arbitrarietà dei dirigenti scolastici scelte fondamentali per l’andamento scolastico.

Al di là della questione referendaria, dunque, il mondo della scuola è concorde nella necessità di mettere in campo azioni concrete di lotta, come hanno evidenziato, tra gli altri, Lorenzo Varaldo, dirigente torinese del Manifesto dei 500, i Partigiani della Scuola Pubblica, alcuni esponenti della FLC e degli altri sindacati presenti, e Gessetti Rotti, che ha presentato un’articolata proposta in merito alla questione dei Comitati di Valutazione che le scuole sono chiamate a scegliere nei prossimi collegi dei docenti. Il comma 129 della legge 107 prevede che il Comitato di Valutazione abbia il compito di individuare i criteri in base ai quali verranno assegnati “bonus” in denaro ai docenti ritenuti  ‘più meritevoli’ sui quali l’ultima parola spetterà ai dirigenti. Si capisce, dunque, quanto sia nevralgico e dolente questo punto.

Gessetti Rotti ha dichiarato di non essere affatto contraria alla valutazione degli insegnanti ma di voler contrastare con forza un sistema di valutazione che abbia come finalità l’assegnazione di ‘premi’ in denaro e non il miglioramento scolastico. E ha prodotto un’articolata gamma di possibili azioni sulla questione “comitato di valutazione”.

La discussione in assemblea è stata ampia e caldamente partecipata (quasi 350 partecipanti) fino alla fine dei lavori, e elaborando un documento che sarà disponibile nelle prossime ore e che propone la mobilitazione nazionale con azioni varie, dagli scioperi alla notte bianca della scuola ma anche la costituzione di due commissioni (di cui una tecnica, composta da costituzionalisti ed esperti di normativa scolastica) per intraprendere la strada di un referendum attuabile nel 2017.

METRO

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