Nuove aziende benefit Al via l'iter per riconoscerle e incentivarle

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ROMA Tra profit e no profit c’è il lato b delle aziende. Quello benefit. In Senato è stato presentato il ddl per “la diffusione di società che perseguono il duplice scopo di lucro e di beneficio comune”. Le cosidette benefit corporation, “nate” in Maryland nel 2010, oggi sono riconosciute da 30 Stati federali. E se l’iter del disegno di legge andrà a buon fine, l’Italia sarà il primo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti a regolamentare le benefit corporation, quelle aziende che prendono il meglio delle imprese profit e delle no-profit e che decidono, a partire dallo statuto, di investire una parte del proprio profitto per migliorare la vita della comunità e per il beneficio dei propri dipendenti. Ma c’era bisogno di una legge? Le aziende da sole, non possono decidere di “fare beneficienza”? Per il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, «nessuno nega di perseguire un fine sociale, ma il Pd con questo ddl vuole parlare alla parte più dinamica del Paese e identificare e riconoscere queste aziende. Decidiamo di sostenerle e pubblicizzarle». Oggi nel mondo sono 1300 le b corp, 80 in Europa e una decina in Italia (quelle che hanno intrapreso il percorso di certificazione sono circa 200). Uno dei primi sostenitori delle b corp è stato il premio Nobel per l’economia nel 2013, Robert Shiller, il quale ha profetizzato che in prospettiva queste imprese andranno meglio delle altre. A Metro News il senatore Pd Mauro Del Barba, segretario della commissione Bilancio di Palazzo Madama e primo firmatario del ddl, spiega che «questa è un’operazione a cuore aperto che va a modificare geneticamente il dna delle aziende. Mi aspetto che in futuro tutte le società saranno benefit e credo che in futuro queste aziende diventeranno una rete importante, di imprese virtuose». 

FRANCESCA GUINAND

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