Dodi Battaglia, 50 anni sulle corde della chitarra

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INTERVISTA La sua voce è quella di “Tanta voglia di lei”. La sua chitarra è quella dell’assolo di Parsifal. Lui è Dodi Battaglia, chitarrista dei Pooh, autore di un’autobiografia (in collaborazione con David De Filippi) “Lo sai che dal vivo sei meglio che in Tv?” (Tea, p. 222 euro 14) che oltre a una carriera di mezzo secolo, racconta anche la storia di un’amicizia straordinaria: quella che intrecciandosi con la musica, lo lega da sempre ai Pooh.

Il prossimo anno saranno 50 anni di Pooh. Cosa vi ha tenuto assieme?
Dalle scatolette mangiate in pullman a tutte le avversità e anche alle cose belle che abbiamo passato, l’esperienza vissuta assieme. E poi la stima, il rispetto. E l’amore per la musica.

Lei è rimasto in rapporto anche con chi, in tempi e modi diversi ha lasciato il gruppo: Riccardo Fogli, Stefano d’Orazio.
Sì con Riccardo ancora oggi andiamo insieme a manifestazioni di beneficenza, con Stefano abbiamo fatto dei musical.

Patti Pravo ha detto che Riccardo Fogli non doveva lasciare i Pooh per lei. Che ne pensa?
Sono d’accordo: per amore non dovresti mai lasciare il gruppo dove stai. Noi avevamo delle regole. Lui era molto preso e non ce la faceva più a reggerle.

Lei è appassionato di automobilismo. Avrebbe potuto fare qualcos’altro?
No. Quando hai 5 anni e vuoi così ardentemente suonare non puoi avere altre motivazioni se non la passione: una passione bruciante, smodata, totale. Che diventasse un mestiere è venuto dopo. Dico sempre che sono stato la persona giusta nel posto giusto al momento giusto. Ma a 22 anni, in piena esplosione ormonale, io ero in casa dalla mattina alla sera a studiare e a suonare la chitarra.

Lei ha vinto il premio come miglior chitarrista europeo, miglior chitarrista italiano. Che ne dice?
Dico che certamente sono il miglior chitarrista… dei Pooh!  

La bellezza di stare in un gruppo rispetto a esprimere se stessi qual è?
Il bello è che non ti senti mai il più figo, il numero uno, sei complementare con gli altri, con quello che fanno gli altri.  

Nel libro lei dice che la crisi è sempre un’opportunità.
Se ho imparato una cosa nella vita è proprio questa: dalle problematiche quotidiane puoi trarre grandi insegnamenti. Quando è andato via Stefano è stato un colpo al cuore. Ma ho fatto tesoro di due cose. Primo: ho cominciato a rispettare di più la gente, gli amici per quello che vogliono fare. E poi ho compreso che le difficoltà ti danno la spinta per rinnovarti. E noi ci siamo ritrovati ancora più uniti con la volontà di portare avanti il nostro grande sogno.
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

 

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