Erba, l'eterno dilemma Ma la sfida è regolarla

  • Maurizio Baruffaldi

Un seme, una pianta, un fiore. Non parliamo di diavolerie da laboratorio. Quindi chi cerca l’erba da fumare la trova. Ovunque, in qualunque momento, senza problemi. Chi vive su questo pianeta sa che, tolti quelli che ne hanno paura, tutti i giovani la provano almeno una volta. Poi c’è chi si affeziona, e chi invece non sa che farsene. Ma il mercato era, è, e sarà sempre rigoglioso. Tredici milioni di italiani ne fanno uso; in qualunque luogo siate troverete chi la consuma, o l’ha consumata a suo tempo. Il traffico annuo si aggira intorno ai dodici miliardi, che vanno ad ingrassare la criminalità. Circa 150, sono le tonnellate di cannabis sequestrate. Aggiungiamo quelle consumate (ma le sequestrate non le fuma solo il vento) e capiamo di quale quantità prodotta si parla. In ultimo: le carceri straripano di piccoli spacciatori. La legge fa l’esatto contrario di quello che dovrebbe. Qui non si tratta di legalizzare un mercato che è già libero: si può solo regolare. La nuova proposta di legge messa in campo da un nutrito e trasversale gruppo di parlamentari ci prova. Detenzione lecita di 5 gr., 15 in privato domicilio. Niente consumo in luoghi pubblici: te la fumi a casa tua. E non puoi guidare, come per l’alcool; del quale magari abusano i nemici della cannetta. Si potrà coltivare in casa fino a 5 piante, segnalandolo al monopolio di Stato. Ci saranno esercizi dedicati esclusivamente alla vendita. Lo spaccio resta sempre vietato. E diventerebbe anche superfluo. Chi ama l’erbetta si farà la sua pianta vicina al basilico. Chi non ha pollice verde, se la andrà a comprare in negozio. Chi non fuma, fa bene.

MAURIZIO BARUFFALDI

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