Oltre 31 mila poveri aiutati nelle stazioni

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ROMA Dati importanti quelli emersi dal Rapporto 2014 dell’Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà monitorando il lavoro nelle principali stazioni ferroviarie italiane di 14 Help Center, sportelli d’aiuto rivolti alle persone disagiate. Dai dati esposti dal direttore dell’Onds, Alessandro Radicchi, si è evidenziato che 31.702 sono stati gli utenti registrati (+26%) e 17.184 i nuovi utenti, che dovrebbero aumentare del 64% per il 2015. Su tutti questi utenti, 470.822 sono state le azioni sociali (+118%). È al Sud che il problema dei minori è maggiore ed è qui che, causa l’emergenza immigrati, non si è potuto creare un vero percorso di inclusione.

In aumento le donne in cerca di aiuto

In aumento il numero delle donne che si rivolgono agli Help Center, così come quello dei giovani in cerca d’aiuto, con età tra i 18 e i 40 anni. Eterogeneità tra le nazionalità, ben 119 diverse. Come evidenziato dall’economista Eleonora Romano, «gli utenti più anziani richiedono soprattutto accoglienza, i giovani invece desiderano orientamento al lavoro; gli utenti con condizioni abitative disagiate cercano di soddisfare le esigenze primarie e avanzano richieste per un posto dove stare».

 

INTERVISTA

«È difficile raccogliere dati sulle persone senza dimora. Non avendo una casa e non spendendo soldi, analizzare il loro comportamento infatti diventa difficile. Ma il nostro è un osservatorio privilegiato, perché abbiamo numerosi operatori e il software Anthology, che ci permette di esaminare i dati». Il direttore dell’Onds, Alessandro Radicchi, è orgoglioso dell’operato degli Help Center presenti sul territorio italiano, il cui numero è in aumento grazie all’apertura di nuove sedi. Un lavoro che richiede attenzione costante e preparazione per soccorrere le diverse tipologie di disagiati che accorrono agli sportelli d’aiuto, dall’immigrato in cerca di integrazione all’italiano che ha perso casa e lavoro.

Quali sono le principali richieste rivolte agli Help Center da parte delle persone disagiate?

La tipologia di richiesta effettuata agli sportelli dipende dalla tipologia di persona che la esprime. Per es. ci sono gli immigrati giovani che chiedono di essere orientati al lavoro e accoglienza per stanziarsi. Spesso le campagne mediatiche portano gli utenti italiani ad andare contro quelli immigrati, insinuando che questi tolgono finanziamenti agli italiani. Ma non è vero. I soldi che aiutano le persone immigrate vengono da altri fondi, spesso europei e che neanche utilizziamo. Le persone italiane oggi allo sportello invece chiedono dei beni primari ma anche relazioni. La persona che vive in strada ha bisogno di costruire quel contesto familiare e relazionale che ha perso.

Che consigli date ai vostri collaboratori su come rapportarsi con chi si rivolge agli Help Center?

Sia agli operatori che ai volontari consiglio sempre di approfondire la tipologia di intervento che si vuol fare. Bisogna capire in che contesto ci si trova e quali sono i servizi che incidono, essere consapevoli del tema. L’intervento cambia se si parla di povertà in termini di persone immigrate in arrivo, o di persone che perdono la casa o la famiglia. È poi importante aprire gli occhi e aiutare la cultura del sociale, evitando di stare dietro a derive mediatiche o politiche che non aiutano il nostro Paese.

A chi può rivolgersi il cittadino che volesse dare una mano?

A Roma in particolare è stata fatta una cabina di regia sul volontariato che si trova sul sito del Comune di Roma, nella sezione Politiche Sociali. Qui un’associazione di volontariato o cittadini che volessero dare una mano possono iscriversi e dire che tipo di contributo possono dare. A breve partirà l’Osservatorio Cittadino sulla Marginalità, nuovo bando da poco siglato a Roma Capitale che prevede anche una mappatura dei servizi e delle disponibilità delle persone. Ci vorranno almeno un paio di anni per strutturarlo, però si stanno già raccogliendo le disponibilità dei cittadini. Si baserà sul sistema Anthology.

Ha un appello da lanciare alle istituzioni e al cittadino?

Riprendendo le parole di Enrico Giovannini, alle istituzioni dico che bisogna smettere di parlare di emergenza, visto che la situazione dell’immigrazione la conosciamo da anni e non ci siamo adeguatamente preparati. Al cittadino invece chiedo di avere fiducia nell’Altro, che può portare un valore che forse neanche vediamo ma che invece ci può arricchire. Esistono paure a livello internazionale, ma questo non è legato a chi scappa da una guerra e arriva in Italia a chiedere aiuto, quindi bisogna guardare le persone nel profondo e cercare di capire cosa possiamo fare per loro. Siamo tutte persone e ognuno ha diritto ad avere la sua dignità e con tale dignità dobbiamo trattare, soprattutto se chi arriva da noi ha ferite così profonde.

GIORGIA LO IACONO

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