Il fronte dei contrari al taglio della Tasi dal 2016

  • Fisco e casa

FISCO C’è un Bersani che dice: «Tagliare le tasse? Sì, ma non tirando la volata alla maniera della destra». E, sempre nella minoranza Pd, c’è un Fassina che rincara: «Eliminare per tutti la tassa sulla prima casa è immorale. Va eliminata a chi non può pagarla dopo aver applicato il decreto per la revisione del catasto». Ma non è solo la politica a discutere l’annuncio del premier Renzi sul taglio della Tasi. Nomisma osserva, con Luca Dondi: «Non emergono evidenze che l'azzeramento dell'imposizione sulla prima casa risulti dal punto di vista economico e sociale l'opzione preferibile». Nomisma snocciola cifre: lo sgravio che una simile riforma garantirebbe al 76,6% di famiglie che vive in una casa di proprietà non supererebbe i 17 euro al mese, dal momento che, mediamente, i proprietari di prima casa hanno pagato circa 204 euro nel 2014. La conclusione? «La strada maestra per arrivare a un sistema impositivo finalmente più equo rimane quella della revisione delle basi imponibili che scaturirebbe dalla riforma del Catasto». Ma la riforma è, come si sa, nelle nebbie. Di diversissimo avviso i costruttori dell’Ance, che auspicano un fisco più leggero per far ripartire il settore. E Confedilizia, che, con il suo presidente Giorgio Spaziani Testa ricorda che le tasse sugli immobili sono triplicate dal 2011 al 2014: il gettito di Imu e Tasi ha raggiunto i 25 miliardi nel 2014 (l’Ici nel 2011 ne valeva 9). Le compravendite sono cadute dal 2012, col debutto dell’Imu. Vi è stata poi la caduta dei consumi causata dalla perdita di valore degli immobili (stimata in circa 2.000 miliardi). Per equità, serve «un intervento di riduzione a tutto tondo».

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