Vi spiego cos'è la didattica delle competenze

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ARGOMENTI. Nonostante i molti riferimenti dottrinali e normativi sulla didattica delle competenze, resta da chiarire che cosa esse siano. Nei documenti ufficiali di enti nazionali (es. Miur) e internazionali (es. Parlamento e Consiglio europeo, OCSE), le ‘competenze’ si rivelano pseudoconcetti, sarchiaponi teorico-speculativi proferiti con irritante disinvoltura. Chi ne sente parlare sperimenta lo stesso disagio metafisico di chi ascolta notizie sullo yeti o sui fuochi fatui. Infatti, che cosa siano di preciso le competenze, nessuno lo sa. Però possiamo provare a ipotizzare perché la loro acquisizione venga da tempo ritenuta obiettivo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni.

Un significativo indizio ci viene dall’osservazione che le competenze infarciscono tanto il linguaggio della scuola quanto quello aziendale. In un ambito e nell’altro, esse spingono a essere adattabili e funzionali. Il lavoratore e lo studente devono dominare tecnologie informatiche e della comunicazione, conoscere nuovi programmi, utilizzare nuove macchine; devono, cioè, saper fare.

Rendere l’allievo più efficace nell’esecuzione di una classe di compiti, però, non significa renderlo capace di comprendere il mondo. Saper risolvere problemi può non essere importante, se non si è capaci di porseli. La capacità di giudizio critico è cosa diversa dalla capacità produttiva. E saper fare non è saper essere.

La didattica delle competenze piega la scuola all’economia, sul piano dei contenuti e della metodologia.

L’ideologia delle competenze proietta il ragazzo nella prospettiva del dominio, più operativo che conoscitivo, di una porzione di mondo; un dominio che si realizza secondo i modi di una ragione procedurale e strumentale che, come tale, non si pone il problema dei valori e degli scopi dell’agire, ma solo dell’utile. Ci domandiamo se i sostenitori della didattica delle competenze abbiano mai letto Weber, o Horkheimer, o Adorno. Nella scuola neoliberale, la retorica delle competenze rivela una posizione farisaica al servizio di interessi volgari: il mercato e i consumi.

CRISTIANA BULLITA

 

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