La strana lettera di uno strano migrante

  • Osvaldo Baldacci

“Mi guardo alle spalle, vedo le orme che ho lasciato dietro di me nel lungo viaggio, le impronte nel fango, nel deserto, nella polvere.  Penso ai compagni che non ce l’hanno fatta, donne, bambini. Sono partito dal cuore dell’Africa, fuggito dalla fame e dalla violenza. Ho attraversato territori sterminati, con la paura di tutto quello che mi circondava. I morsi della fame,  la sete che mi fa ardere, il sole che mi brucia la pelle già scura, la polvere o la salsedine che mi corrodono.  Paesaggi nuovi, diversi, estranei. A volte portatori di speranza, in altre occasioni teatro di incubi e paure. E ogni momento un passo in più da conquistare, uno spazio nuovo da percorrere, verso una meta sconosciuta, che non so neanche quando arriverà, ma nella quale abitano i miei sogni di futuro. Ho camminato tanto, scansando minacce di ogni tipo, lasciando tutto e cercando tutto.  Spesso l’unica energia disponibile era la disperazione. Quante volte ho guardato indietro pensando di ripercorrere i miei passi e rifugiarmi in un passato noto e forse ora rimpianto. Ma la verità che forse non possono capire questi uomini dalla pelle chiara che abitano in queste lande è che per me un pagliericcio in una grotta qui vale più di tutto quello che avevo laggiù, in quella che loro chiamano casa mia, ma che della casa non ha mai avuto l’accoglienza e la sicurezza. Il quasi nulla che trovo qui è per me un mattone di speranza per il futuro dei miei figli, è per questo che vale ogni sacrificio, ogni sforzo, ogni rischio. Non voglio disturbare gli uomini dai colori pallidi che ho trovato in questo continente. Chiedo solo l’opportunità di darmi da fare per costruire qualcosa anch’io. Possiamo lavorare insieme, scambiarci conoscenze ed esperienze. Voglio solo che la mia discendenza abbia un futuro.”

Firmato: Homo Sapiens, Europa, meridionale, 40.000 a.C. 

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