Titoli di studio via il valore legale

  • Maurizio Guandalini

Qualcuno aveva pensato di prospettare ai futuri partecipanti ai concorsi pubblici oltre alla valutazione del punteggio di laurea  anche il  “peso” dell'Università dove il diploma era stato conseguito. Apriti cielo. Crisi isterica dei rettori, dei docenti e anche degli studenti. Orrore, ci saranno Università di serie A e di serie B. Si toglie il valore legale del titolo di studio. Università del Nord contro quelle del Sud: la Sicilia ha gridato allo scandalo. Il sindacato sul piede di guerra. L'Italietta esce sempre lesta quando c'è solo la velata parvenza di qualcosa di buono che toglie rendite di posizione. Preoccupati perché qualche Università di troppo dovrà chiudere baracca e burattini e qualche docente dovrà trovarsi qualcos'altro da fare?  Ci sono Università di serie A,  di serie B e anche di serie C: è un dato di fatto. Cosa stupisce? C'è chi fa Economia in una Università  XY perché sa essere più semplice, c'è chi fa Economia in un ateneo Z perché sa che il corso è tosto e ci sono docenti più  preparati. È il mercato. Cosa c'è da stupirsi? Purtroppo in Italia abbiamo una personale politico che preferisce partire  dal fondo dei problemi salvo poi rifiutare la paternità e dire abbiamo scherzato (nei concorsi pubblici andrebbe valutata anche l'esperienza, il curriculum non solo i diplomi). E, da quanti anni? Cinque? Di più?  
 Ci sono Università di serie A,  di serie B e anche di serie C
N oi sosteniamo che togliere il valore legale del titolo di studio, come è  nel mondo - che  vogliamo fare? I greci? - è un imperativo che potrebbe mettere in moto tutto quanto: ordini professionali, scuola, università, pubblica amministrazione. Insomma assisteremmo ad un rimescolamento straordinario. Sarebbe anche un segnale di vitalità e di sblocco corporativo. Non c'è un politico che si prenda la briga di fare questo provvedimento. Né di destra, né di sinistra, né di centro e neppure stellato. Ignoranza o paura? La seconda che abbiamo detto, perché ci sarebbero le insurrezioni delle caste. Come è avvenuto per questo emendamento dei concorsi pubblici: infatti l'onorevole del Pd, che l'ha proposto, ha già fatto marcia indietro dicendo che non era sua intenzione togliere il valore legale del titolo di studio. Quasi che fosse un delitto o un attentato all'onorabilità. Renzi aveva sentenziato, parlando di Università,  “...pensare che tutte siano brave è antidemocratico”. Vorremmo dal premier il passo successivo. Ricordo l'onorevole Gelmini, di Forza Italia, ex - ministro della Pubblica Istruzione, che un lustro fa disse: fatta la riforma della Scuola toglieremo il valore legale del titolo di studio. Eh, già. Siamo ancora qua.

MAURIZIO GUANDALINI, economista e giornalista

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