Il matrimonio in India funziona senza amore

  • Libri/Anita Nair

MILANO Lena e KK sono felicemente sposati da quasi quindici anni perché lei non è innamorata di lui. Lena ha visto l'amore sconvolgere la vita dei suoi genitori e non vuole che accada anche a lei. Peccato che arrivi un attore bel tenebroso a sconvolgere la sua tranquillità portando nella sua vita aria nuova. Ne “L’alfabeto delle spezie” (Guanda, p. 178 euro 15) Anita Nair parte dal paradosso che il matrimonio combinato funzioni meglio di quello d’amore. Peccato che poi nella salsa dei sentimenti, tra profumo di cibo e spezie, si ricaschi nella passione. 

Sposarsi senza essere innamorati. È davvero possibile? 
In India sì: i matrimoni sono combinati sulla base dell’oroscopo. Ci sono dieci aspetti dell’oroscopo in cui due persone possono essere compatibili. Se su sei caratteristiche su dieci, uomo e donna sono compatibili si ritiene che il matrimonio funzioni. 

Per Lena la compatibilità è sufficiente. Ma come si fa a restare insieme? 
Il collante sono le famiglie. È molto difficile separarsi da una famiglia che continua a essere molto presente. E che se ci sono problemi, interviene. 

Le donne non saranno felicissime.
Dipende da che definizione diamo di felicità. Il marito in India è il capofamiglia, non un compagno di vita: prende le decisioni e ti fa stare bene. Non dico che le donne indiane siano felici ma in certi casi lo sono più delle occidentali perché le loro aspettative non sono così alte. 

Uscire dal destino disegnato da altri si può? 
Certo. Anche se, come capita per Lena, significa andare verso l’ignoto.

A proposito delle violenze sulle donne lei ha detto che gli uomini temono che l'emancipazione femminile possa far perdere la loro supremazia. 
Sì, ogni violenza verso una donna che aspiri a essere più di una brava moglie o figlia finisce per essere giustificata con il richiamo della tradizione. 

I selfie che i padri indiani si sono fatti con le figlie possono servire?
Credo che siano gesti abbastanza superficiali che non modificheranno la situazione. Ci vogliono invece pene più severe. 

ANTONELLA FIORI