Facebook Lite democrazia o dittatura?

  • Alessia Chinellato

Con la recente diffusione della versione Lite di Facebook, attualmente disponibile solo per Android, Zuckerberg punta a raggiungere tutti quei potenziali clienti che viaggiano 'lenti' su internet. Non sono pochi: a occhio e croce qualche miliardo di persone. La sfida è riuscire a connettere utenti ubicati dove c'è “poco campo”, ovvero una connessione lenta, con poco dispendio di banda, oppure da cellulari che, per vetustà, non ce la fanno a caricare foto, post, commenti social. 

Non tutti possiedono telefoni di ultima generazione, capaci di stipare migliaia di pixel da ostentare. I video sono banditi a monte, apparendo come semplici immagini d’anteprima. Un’applicazione semplice, Facebook Lite, anzi forse anche un po’ rudimentale, che però permette a tutti di essere connessi.

Non essere presenti on line rappresenta, per molti, una condizione sine qua non per una vita democratica pienamente partecipata. Dare la possibilità di giocherellare, anche solo in maniera rudimentale, sul social dei social, fa sentire il cittadino globale parte integrante di mondo dove l'assenza dal palcoscenico di internet equivale al 'non essere' parmenideo.

Viene così lambito il concetto di neutralità della rete, ovvero della possibilità - per i sostenitori di questa tesi- tra i quali Obama, che tutti possano accedere alla rete senza restrizione alcuna. Concetto di altissimo pregio, in teoria. 

In realtà, ad esempio, dietro questo Facebook Lite, che darebbe un’accessibilità totale al regno del cloud, starebbe un potente algoritmo che renderebbe possibile la navigazione solo su certi siti web selezionati a monte, modificando pesantemente la democrazia internettiana, riducendola ad un imbuto pieno di comandamenti (suggerimenti di marketing in particolare) per utenti imbambolati e contenti, per usare un eufemismo. Quis custodiet ipsos custodes?
ALESSIA CHINELLATO, giornalista

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