Neonati non riconosciuti Record di casi al Centro-Nord

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FAMIGLIA. Tra luglio 2013 e giugno 2014 sono stati 56 i neonati non riconosciuti dalle mamme italiane su un totale di 80.060 bambini nati. Nel 62,5% dei casi si tratta di neonati non riconosciuti da madri straniere e nel 37,5% da mamme italiane. Le mamme che scelgono di non riconoscere i loro bambini hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni nel 48,2% dei casi. Sono solo alcuni dei dati sulla situazione dei bambini non riconosciuti alla nascita, da poco presentati a Roma al Ministero della Salute. I risultati sono frutto di un’indagine durata un anno condotta su un campione nazionale di 100 Centri nascita ed effettuata dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) in collaborazione con “ninna ho”, progetto a tutela dell’infanzia abbandonata promosso da Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus e dal Network KPMG in Italia. 

Ninna ho, il progetto
«L’indagine rappresenta una fase importante del nostro progetto, nato nel 2008 per contrastare l’abbandono neonatale in Italia» ha spiegato Mariavittoria Rava, Presidente della Fondazione Francesca Rava. «Da anni siamo impegnati con ninna ho ad aiutare le donne in difficoltà e i loro bambini attraverso l’informazione sulla possibilità consentita dalla legge di partorire in anonimato e mediante l’installazione di culle termiche salvavita presso un network di ospedali dislocati in tutta Italia. Con questa indagine volevamo raccogliere dati quantitativi e qualitativi sulle situazioni dei bambini non riconosciuti alla nascita al fine di individuare, insieme alla SIN e alle istituzioni, nuovi strumenti e metodi più efficaci per prevenire gli abbandoni in condizioni di rischio». 

Il questionario
L’indagine è stata effettuata sulla base di un questionario composto da ventidue domande suddivise in tre specifiche sezioni e somministrato via mail ai Centri nascita associati SIN. Settanta gli ospedali che hanno partecipato alla ricerca di cui 38 del Nord Italia, 19 del Centro e 13 del Sud e Isole. La maggior parte dei bambini non riconosciuti sono nati in Italia Centrale e Settentrionale con rispettivamente 26 e 25 casi. Segue il Sud Italia con soli 5 parti anonimi. «Abbiamo partecipato con entusiasmo e forte coinvolgimento al progetto ninna ho - spiega il professore Costantino Romagnoli, Presidente della Società Italiana di Neonatologia - perché siamo coscienti del problema che esiste in Italia e che è sicuramente più ampio di ciò che emerge dai fatti di cronaca. Agevolare e incrementare l’informazione per arrivare direttamente a queste donne in difficoltà attraverso ambulatori, centri di assistenza sociale, consultori e parrocchie è secondo noi la strada da percorrere per il futuro». 

La mappa 
Il fenomeno del non riconoscimento materno riguarda in maggioranza donne di origine straniera (20 provengono dall’Est Europa, 5 dall’Africa; 4 dal continente asiatico, 3 dall’America, 2 dal Centro Europa). Il 48,2% non è sposata e solo il 12,5% ha un lavoro. Per quanto riguarda il livello di istruzione, il 32,2% delle madri ha una scolarità medio-bassa, il 19,6% ha un diploma di scuola media superiore, mentre l’1,8% è laureata.  Durante la gravidanza, il 32,1% delle donne non si è affidata a nessun servizio di sostegno. I motivi: al primo posto  il disagio psichico e sociale (37,5%), poi la paura di perdere il lavoro o più in generale dai problemi economici (19,6%).

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