Grecia-Ue, un accordo pecetta da leader miopi

  • Giampiero Gramaglia

Una maratona negoziale di 17 ore per una tregua armata di 48 ore. Perché già domani, mercoledì, sarà tempo di nuove diatribe e di nuovi litigi, nel Parlamento di Atene e tra Atene e Bruxelles. La trattativa infinita, di cui la notte insonne dei leader è solo la punta dell’iceberg, produce un’intesa micragnosa e tecnocratica, che non ha l’afflato della solidarietà e lo slancio della coesione e che, soprattutto, non ha la visione dell’integrazione, come se i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’euro fossero tutti miopi, incapaci di guardare lontano.

L’accordo è figlio della diffidenza e della insofferenza reciproche, della retorica da media stile ‘Davide contro Golia’ – solo che Davide, stavolta, s’è tirato il sasso nell’occhio suo -, dell’intreccio di reminescenze classiche e memorie recenti, e ancora delle ansie domestiche di molti protagonisti: le incrinature dentro la Cdu tra la Merkel e Schaeuble, le fratture dentro Syriza tra Tsipras e l’ex fido Varoufakis, già pronto a guidare la fronda al premier nel più classico remake dell’italica serie ‘vile, tu uccidi un uomo morto’; i timori d’un effetto Grecia in Spagna con Podemos o in Italia (più con i ‘grillini’ che con la sgarruppata pattuglia dei ‘pro Tsipras’ già orfani del loro leader).

L’immagine che viene alla mente, quasi scontata, è quella della montagna diplomatico-economica che partorisce un’intesa topolino, fra molte incongruenze, gran parte delle quali di fonte greca. Perché, ad esempio, un Paese e un governo che il 5 luglio dice No a una bozza d’intesa ne accetta, una settimana dopo, il 12 luglio, una di molto peggiore? Ma anche, d’altro canto, perché quello che venerdì pareva andare bene a tutti, persino alla troika, improvvisamente sabato diventa inaccettabile? Penso che The Guardian ieri avesse ragione: “Hanno voluto fargliela pagare” ai greci i tedeschi e i loro guardaspalle, finlandesi e olandesi, i baltici che meglio non averli contro, persino maltesi e spagnoli e portoghesi.

Si può pure accettare che ci vogliano 150 giorni abbondanti per raggiungere un’intesa: la questione è importante, c’è in ballo il destino di un Paese e di una moneta, forse del progetto d’integrazione. Ci sta dunque che servano tempo e riunioni, che ci siano scontri e tensioni, che si chiami un popolo alle urne e i parlamenti al voto. Ma allora ci s’aspetta un risultato solido: “lacrime e sangue”, magari, tanto per restare alle citazioni trite e un po’ dubbie, ma in cambio d’una soluzione duratura, non d’una pecetta posticcia.

Invece, ora, entro domani, la Grecia dovrebbe fare le riforme e i tagli che doveva fare per entrare nell’euro e che da 15 anni, tra furbizie sue e connivenze altrui, si guarda bene dal fare. Chi ci crede, mi faccia un tweet.

Articoli Correlati
Giampiero Gramaglia

Vittoria di Trumpsconfitta per esperti e media

L'opinione di Giampiero Gramaglia
Giampiero Gramaglia

Nel finale di partitache vinca Hillary

L'opinione di Giampiero Gramaglia, giornalista
Giampiero Gramaglia

Trump attaccala democrazia e perde

L'opinione di Giampiero Gramaglia, direttore Euractiv