Scuola, se la riforma diventa un gossip

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Ieri, sui teleschermi e sugli schermi italiani, sono andati in onda due pessimi esempi di legislazione e di informazione. E stavolta, a margine di tutto, c’è di che esserne seriamente preoccupati.

Quanto al primo infortunio, quello legislativo, qualcuno potrebbe dire che in fondo, contestazioni a parte, è stata approvata una legge nel rispetto delle regole costituzionali. E quel qualcuno, tutto sommato, avrebbe ragione. Il Parlamento, nei due rami, ha votato la riforma della scuola, e la maggioranza ha prevalso sulla minoranza. Ineccepibile. Poi, però, a poche ore dalla votazione, la Ministra dell’Istruzione si è presentata su SkyTg24 ed ha affermato che lo strumento del disegno di legge era stato deciso “fin dall’inizio”, per favorire un anno di dibattito e accogliere il contributo delle forze di opposizione. Fortuna che in studio, nelle briciole del tempo ministeriale, Tony Saccucci è riuscito a smentire seccamente quelle fantasie: ricordando alla Ministra e ai telespettatori che il Governo, a dimostrazione del lungo e democratico dibattito, “ha messo la fiducia sulla legge che doveva essere la più discussa nella storia della Repubblica italiana”. E lo ha fatto con un maxi-emendamento, scritto all’ultimo minuto, che il costituzionalista Michele Ainis, sul Corriere, ha definito “un campo di concentramento”. Bella discussione…

Mentre accadeva tutto questo, i telegiornali e i giornali online davano la notizia in modo svogliato, distratto, schiacciandola a metà pagina, di lato, in piccolo. Eppure, nonostante il declassamento pubblicistico, qualcosa, in quei minimi richiami, saltava agli occhi: i cartelli issati dai deputati della Lega Nord, su cui era scritto "giù le mani dai bambini". Sorvolando - titanicamente - sul significato e sui presupposti ideologici (inquietanti) di quello slogan, vale la pena soffermarsi sulla scelta editoriale di riassumere le proteste contro “la buona scuola” proprio con quell’immagine. Eh sì, perché nel giorno in cui si è votato per la transumanza nazionale dei docenti italiani, per lo stravolgimento delle relazioni di insegnamento-apprendimento, per la trasformazione dei dirigenti in podestà scolastici, e per le numerose deleghe al Governo su delicatissime materie legislative, che ti combinano i direttori dei (tele)giornali? Sintetizzano tutto ciò in un cartello che non ha nulla a che vedere con la contestazione di questi mesi.

E dire che di foto, nell’archivio, ce ne avevano a bizzeffe: quelle dello sciopero del 5 maggio, a cui ha partecipato l’80% dei docenti, quelle dei flash mob silenziosi e coloratissimi, quelle dei presìdi sotto il Parlamento, fino all’ultimo giorno, col solleone. E invece no, niente di tutto questo. La critica alla riforma della scuola è stata iconizzata in una scritta di grande effetto mediatico ma del tutto fuorviante. E questo, sia detto a titolo informativo, si chiama gossip, non informazione. Bel giornalismo…

GIULIO IRACI, docente dei Gessetti Rotti

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