Alla fine è lo studente il grande assente della Buona Scuola

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Leggiamo attoniti le pillole che il sottosegretario Faraone divulga per spiegare il DdL “Buona Scuola”. Almeno questa umiliazione ce la potevano risparmiare. Dobbiamo sentirci dire che lo studente è posto al centro della riforma. Ma basta inserire gli studenti nei comitati di valutazione per porli al centro? L'impressione è invece proprio la poca attenzione nei confronti dei nostri alunni che sono estranei al progetto politico che certo non è immune da forme di dirigismo statalista e di efficientismo d'azienda.

Ci saremmo aspettati un'idea di scuola garante dei diritti inviolabili che fanno capo al soggetto discente, cioè alla libertà e continuità di apprendimento e alla propria diversità. Ma nulla di tutto ciò è presente nel Ddl che assomiglia più a un'accozzaglia mal organizzata di provvedimenti spot che servono solo a tamponare situazioni emergenziali. Non si riesce a cogliere la vision di scuola che il governo ha in mente, forse perché non ce l'ha. Avrebbe potuto chiederlo a noi insegnanti, gli avremmo suggerito un'idea di scuola in cui il discente è davvero misura e valore del servizio da erogare. Fonte generativa, unica e originaria, di tutto l'ordinamento scolastico, del suo sviluppo e della sua evoluzione. Un'idea di scuola che dà piena attuazione ai princìpi di eguaglianza, di imparzialità, di buon andamento, di legalità e di partecipazione e, contemporaneamente, è efficiente, efficace ed economica. Peccato, un'occasione sprecata.

Maria Lucia Taverna

 

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