Tutti animalisti ma a intermittenza

  • Patrizia Pertuso

Da una parte la realtà quotidiana. Dall’altra quella che si intravede in Rete. Da una parte il Palio di Siena dove muoiono cavalli “tirati” dai loro fantini fino all’impossibile sotto gli occhi di alcune centinaia di persone. Qualche tg darà la notizia e via. Dall’altra video di tori che incornano il torero facendolo a pezzi o scene di cani bruciati vivi e gatti squartati “sparati” su internet.

Si tratta sempre di animali ma la reazione di chi assiste è diversa visti i numeri delle visualizzazioni che alcuni siti raggiungono.

Di fronte al cavallo che muore al Palio ci si indigna e tutti a scrivere che queste “manifestazioni barbare” devono essere messe al bando. Dall’altra,  l’orribile voyeurismo di chi non si perde nemmeno un solo secondo di quei video in cui si fanno a pezzi gli animali e – anzi – li diffonde a più non posso attraverso i social.

Forse dovremmo decidere da che parte stare. O siamo animalisti e ci indignamo tanto per il cavallo morto in gara quanto per il cane bruciato vivo trasmesso in Rete. Oppure meglio non gridare allo scandalo a fasi alternate.

Dietro questi eventi c’è sempre la stessa matrice: un essere umano (per modo di dire) che sevizia, maltratta e uccide in modo orribile un animale che non può difendersi.  

Stare dalla parte degli animali una tantum non vale granché. Meglio forse bloccare le “manifestazioni barbare” e denunciare o diffondere quei video atroci. Cerchiamo di non essere come gli interruttori: oggi mi indigno e domani corro a godermi lo spettacolo di un gatto impalato vivo. La coerenza, a volte, può essere utile.

 

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