Il caffelatte di Scalfarotto

  • Claudio Camarca

Il mio amico Ivan beve il suo caffelatte. Ora di pranzo. Un caldo da lasciare sfiatati. Turisti infessiti deambulano abbracciati alla bottiglietta d’acqua minerale. Ivan dimagrisce. Nove giorni di digiuno. Ha la testa dura e una convinzione testarda. Ripete che non conosceva altro modo per riportare sui giornali la battaglia per le unioni civili. Per far ripartire la discussione sulla Legge contro l’omofobia. Arenata in Senato dal 19 settembre 2013. Doveva mettersi in gioco, provocare una riflessione. Anche uno scontro. Che ancora però non c’è stato. Gli italiani sono ciechi e sordi. Convinti sia un dilemma per froci e lesbiche. Non un capitolo ineludibile di una dimensione etica al passo con il tempo presente. Voltiamo le spalle lasciando riecheggiare gli anatemi e gli strepiti, le scomuniche e le scorciatoie biotecnologiche. Mentre dovremmo chiederci se sia poi giusto e anche cristiano, lasciare morire in un letto d’ospedale il mio compagno senza che io possa carezzarlo; accettare un Paese dove si registrano spedizioni punitive contro le checche; ascoltare alla televisione di Stato indicazioni terapeutiche per guarire dal essere lesbica. E impedire a chi si ama di coronare quel unione avendo figli propri.  

Ivan ha deciso di farsi testimone contro questo silenzio. No contro qualcuno, ma a favore di una discussione approfondita e ragionata. Che veda in campo di certo la politica, ma soprattutto il pensiero intellettuale, le università, ricreando una piazza dove confrontarsi, nella quale entrare in comunione con domande che sembrano distanti, quando invece contribuiscono a costruire il mondo di tutti. Alcuni scioccarelli han prese le distanze. Appellandolo da ipocrita, suggerendogli di abbandonare il Governo, facendo le pulci al suo disegno di Legge: stantia querelle di chi preferisce la ribalta da duro e puro, invece che occuparsi minutamente dei diritti civili di una comunità: come direbbe Mr. Wolf: è un lavoro sporco ma qualcuno lo deve fare. Ivan Scalfarotto si gusta il caffelatte. Verrà il momento dell’assistenza sanitaria e degli incontri negli orari di visita. Di certo, è un cammino che ha bisogno di tanti e tanti amici.

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