Referendum in Grecia Esito già scritto

  • Maurizio Guandalini

L'esito del referendum greco non cambia nulla. Potrà influire sui rapporti di forza (Unione europea-Governo greco) ma la sostanza c'è già e si tocca con mano. Primo insegnamento: il mondo è più serio di quello che alcuni credono. Non c'è  da fare i pierini e i gianburrasca. Lo dico ai  partiti e leader italiani – come in Grecia, estrema destra e estrema sinistra uniti nella lotta - che, d'un tratto, si sono accovacciati dietro lo slogan <<siamo tutti greci, siamo tutti Tsipras>>. Questa solidarietà, pelosa,  a piene mani, e a costo zero, puzza di ipocrisia. Ma preoccupa che alcuni politici sono più realisti del Re: fuori dall'euro, fuori dall'Europa. Gridano. Il caso greco – secondo insegnamento - ci dice che in un mondo interdipendente e globalizzato è fallace l'idea di risolvere i mali da soli.  Gli azzecca-garbugli nostrani e gli avventurieri in solitudine li vorremmo vedere all'opera, in Italia, con il metodo Tsipras.  Lo spread ci svenerebbe. Stareremmo  senza pensioni, senza stipendi, con i risparmi che svanirebbero. Chissà se noi, il primo popolo di risparmiatori al mondo, un pensierino, in queste ore, lo stiamo facendo. Sta montando la ola – anche da chi ha governato fino all'altro giorno, firmando trattati e lettere scritte da altri - dei critici verso il premier Renzi. Cosa avrebbe dovuto fare? Scendere in piazza con Tsipras? Straordinario. Avrebbe candidato Piazza Italia, come il prossimo paese, dopo la Grecia, ad essere spennato dalla speculazione (la dea della fortuna dei mercati). Renzi è andato dalla Merkel, gravida di enormi responsabilità e ricette sbagliate, per mettere al riparo l'Italia. Il pragmatismo è questo. C'è poco da veleggiare sull'improvvisazione terzomondista. Tsipras si è accorto, in ritardo, di aver combinato un gran disastro. Forse è rimasto ai venti del G8 di Genova quando venne a manifestare contro la globalizzazione. Non è così che funziona, malgrado vi siano lungimiranti premi Nobel americani che, da casa loro, e con lauti stipendi in tasca, tifano per il bing bang greco. L'Europa ha mille torti, va rifatta da capo a piedi, però a molti paesi gigioni e pressapochisti, soprattutto quelli dell'area mediterranea, ha insegnato a governare, obbligato a ripianare i deficit e fare le riforme. Insomma a metterci in carreggiata. Tutti sono capaci a gridare l'utopia di bandiera rossa trionferà sulla pelle degli altri. Ma sarebbe l'anarchia. Ciò non toglie che il capitalismo va riformato: è dai padroni delle ferriere che succede. Purtroppo dalla crisi del 2008 non è stata avviata alcuna riflessione seria: finora sul tavolo ce ne è una sola. Quella di Papa Francesco.
MAURIZIO GUANDALINI

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