Facciamo germogliare i semi di Alex Langer

  • Lorenzo grassi

Lentius, profundius, suavius: più lentamente, più in profondità e con più dolcezza. Così - all’opposto del motto competitivo “più veloce, più alto e più forte” - credeva dovesse essere improntato il nostro vivere sulla Terra, in un patto solidale con il pianeta e con gli altri, il “viaggiatore leggero” Alexander Langer. Lungimirante pensatore ecologista che il 3 luglio del 1995, venti anni fa, schiacciato dall’insostenibile fardello del «carico di amore per l’umanità» scelse di togliersi la vita a 49 anni impiccandosi ad un albero di albicocco e lasciando scritto su un foglietto: «Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto».

Lavorare all'utopia concreta

Per Langer “giusto” era lavorare instancabilmente alla realizzazione dell’utopia concreta di una «conversione ecologica»: vivere meglio con meno, fermare la “civiltà del più”, la mercificazione di ogni bene (persino del generare figli), la «tecnocrazia totalitarista» e la folle «espansione illimitata autodistruttiva». Sostituire tutto ciò non con la contorta chimera dello “sviluppo sostenibile”, ma con una frugale civiltà «del può bastare o del forse è già troppo», riscoprendo una necessaria consapevolezza dei limiti e rispettandoli «a costo di apparire impopolari».

Venti anni dopo

Venti anni dopo cosa direbbe Langer di una crisi economica globale che ha messo spalle al muro lo “sviluppo senza limiti”? Di un Papa Francesco arrivato “dalla fine della terra” che usa le sue stesse identiche parole di denuncia? E cosa direbbe, lui “uomo di frontiera senza frontiere”, di un’Europa che alza muri di egoismo e dei rigurgiti xenofobi e nazionalisti che pericolosamente la percorrono? Dal difficile equilibrio nel suo Sud Tirolo-Alto Adige, dove rifiutò tutte le bandiere per costruire ponti, sino alla guerra in Kossovo e all’Amazzonia Alex Langer ha sempre indicato lucidamente l’unica strada possibile: quella della convivenza pacifica. Contro lo sradicamento dei popoli e oltre il vacuo catastrofismo ecologico, ha gettato semi per far nascere «portatori di speranze collettive».

Pochi germogli

Purtroppo ne sono germogliati pochi. Nel 1989 Langer fu il primo capogruppo dei Verdi al Parlamento europeo: oggi non c’è un verde “italiano” a Bruxelles e il Sole che ride non ha deputati né senatori in Italia. Stentano anche le associazioni e i movimenti ambientalisti, finiti in retroguardia. È tempo di tornare ad imporre nell’agenda politica quel “cambiamento di rotta” per il quale si è immolato Langer.

LORENZO GRASSI