Bob Dylan, la forza di un poeta del rock

  • Bob Dylan

TORINO. Di miti il mondo del rock ne crea e ne distrugge molti. Pochi resistono all’usura del tempo e delle mode, fedeli a un’immagine di coerenza artistica che non ammette concessioni al mercato. Bob Dylan, giovedì sera al Pala Alpitour a chiusura dell’ennesimo tour italiano (h21, da euro 49.45), ne è tra gli esempi più fulgidi. Poeta rockettaro, perennemente in giro a portare la sua musica in un tour che ogni sera riserva qualche sorpresa. Perché, si sa, Dylan mescola le carte, strapazza i brani, va dritto per la sua strada e non ammicca alla platea. Ha da compiuto i 74 anni, ma di appendere la chitarra al chiodo non se ne parla. Le cronache lo dicono sorridente e in gran forma, protagonista di un live con una scaletta per nulla nostalgica, dove s’alterna al piano e all'immancabile chitarra fra classici (pochi) e pezzi meno noti. Una ventina i brani, partenza con Things Have Changed e vari estratti dall’album Tempest del 2012, qualcosina dal recente disco Shadows In The Night, dedicato a Sinatra, e poche concessioni agli antichi capolavori, eccezion fatta per una Blowin’ In The Wind riveduta e corretta (pardon, stravolta) alla sua maniera. Salvo cambiamenti dell’ultima ora, per esempio, non dovremmo ascoltare gioielli come Like A Rolling Stone.
Ma non si escludono sorprese, come nella tradizione dell’imprevedibile Dylan. Anche in questo, unico e inconfondibile.

 DIEGO PERUGINI

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