Le password? Sempre più difficili

  • Alessia Chinellato

È di qualche giorno fa la notizia di alcune vip che hanno querelato una famosa blogger italiana, rea di aver “rubato” segreti e foto dalla loro posta elettronica. Colpa anche del basso livello delle password utilizzate per accedervi e della banalità delle domande impiegate per il recupero. Ora una società britannica, l’Intelligent Environments, ha sviluppato un sistema, Emoji Passcode, che consente di creare pin (e password) praticamente non decriptabili, data la pressochè infinita combinazione di codici producibili.
845: tante pare siano le emoticon, ovvero i simboli, comprese le famose faccine, che, spaziando tra elementi naturali, animali, generi alimentari, attrezzi musicali, bandiere, loghi e altri oggetti adatti a qualsiasi occasione, stanno sostituendo il parlare gergale, soprattutto tra i giovani.
Questo per due motivi: sono più veloci da digitare, sono immediate, trasmettono direttamente il significato che – diversamente – andrebbe raccolto in una frase di senso compiuto. Inoltre sono comprensibili a tutti. Anche a chi non parla la stessa lingua. Un idioma universale, secondo a nessuno.
Tanto che circa un anno fa è nato un social network – Emojli – basato solo sullo scambio di emoticon, dove ad ogni locuzione veniva sostituito un simbolo. Anche se l’App ha avuto oltre 60.000 download, il 30 luglio sarà oscurata perché poco utilizzata. Impossibile prefigurare un linguaggio di senso compiuto basato solo su simboli. Possono enfatizzare, tramettere un’emozione, uno stato d’animo, una location, ma non potranno mai sostituirsi alla potenza generatrice della parola.
Altra storia e altro uso, geniale, quello che hanno inventato gli sviluppatori inglesi.
Per ora il sistema Passcode è in fase di test presso alcune banche. Per noi comuni mortali: ricordiamoci di cambiare spesso la password, mettendo frasi lunghe al posto del nome del cane o della data di nascita.
Ecco: una bella poesia non sarebbe male, senza faccine.

ALESSIA CHINELLATO
Giornalista

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