Nella crisi greca chi perde è la Merkel

  • Maurizio Guandalini

Il ‘melodrakma’ prosegue. Abbiamo scritto su queste pagine il default che di fatto già c’è in Grecia da molto tempo. Non è una meraviglia di queste ore. E se l’Europa pilota il fallimento  non è poi tanto male. Anche se, comunque,  il baricentro non si sposta. La Grecia rimane nell’euro e, quindi,  in Europa, perché lo vogliono soprattutto i cittadini ellenici e, con l’ipotesi, cercata, del fallimento, le casse della Bce piangeranno molti più dolori rispetto lo scenario di riforme e austerità prospettato.

Ora c’è il referendum il 5 luglio. Voluto dal premier Tsipras suona come il prolungamento della campagna elettorale. Qualcuno dica  al leader di sinistra che è giunta l’ora di saper governare e non svolazzare da una riunione all’altra senza combinare un tubo. Ha ragione il sociologo polacco Bauman che, sul Corriere, ha spiegato  il dilemma dei governi:  da un lato non possono ignorare le richieste degli elettori, dall’altro hanno poca capacità di intervento. Quindi, i governi, avendo ceduto il loro potere ai mercati sono costretti a ricorrere al popolo: il referendum del 5 luglio suona così.

Ma l’esito referendario non lo darei per scontato anche se la domanda è alla ‘catalano’: volete voi i sacrifici oppure no? È come dire preferisci avere il portafoglio pieno o vuoto? Il popolo greco comprende che la prospettiva è il baratro. Che senso ha continuare a giocare con Bruxelles a guardie e ladri? Tsipras non ha nulla da perdere: peggio di così non può andare; non sarei troppo certo sulla sua permanenza alla guida del Governo, malgrado gli applausi raccolti  anche da qualche leader politico italiano.

E’ vero che l’Europa si è mossa come un elefante dentro una cristalleria, con una grazia e una lungimiranza pari a zero: ha dato la strategia in mano ai falchi e ai funzionari e se non c’era il bravissimo Draghi alla guida della Banca centrale la telenovela sarebbe finita da tempo. Ma Draghi non può essere il supplente politico, il suo lavoro è un altro. Ora, manca proprio la politica capace di chiudere un dossier delicato nel giro di poco tempo, mettere in riga chi mugugna e guardare avanti. L’errore, un’altro, è aver affidato la mediazione di questa faccenda alla Merkel e a Hollande, più la prima che il secondo. E’ riuscita a frenare chi voleva sgozzare il capretto senza dirlo al padrone del gregge però adesso si trova  con il cerino in mano. Se c’è un primo perdente in questa vicenda è frau Angela che nel suo pedigree ha già la politica europea dell’austerità che ha condotto l’Europa in un vicolo cieco senza soluzione di continuità.

MAURIZIO GUANDALINI

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